Germania, nel post attentato, cosa succede. Allora, facciamo il punto. Facciamo il punto perché, quelle otto persone investite dal camion sono ancora vive. Sono ancora vive nei nostri cuori? No, sono ancora vive nella realtà, perché sono state infartuate. E sono state infartuate per davvero perché per la paura il cuore gli ha ceduto, e sono tutte in rianimazione. E sono tutte in rianimazione perché, gioco forza, ancora non le rianimano dal coma profondo in cui sono cadute. Ecco cosa è successo, sono cadute in un coma profondo. Ecco come è successo. Sono cadute in un coma profondo per far capire alla gente che erano in coma e che avevano bisogno di aiuto. E le hanno aiutate tutti. Tutto l’antiterrorismo ha curato il coma, ecco cosa ha curato, il coma profondo che si era infuso in quelle persone. Ripercorriamo l’attentato. Ore 8.30: un camion sbalza fuori dalla strada e prende sette persone, con un anziano fanno otto. L’anziano si scanza e sopravvive, ma le altre sette vivono in un coma profondo. Profondo come la notte, profondo come il giorno. E sopravvivono. Il loro cuore, dalla paura, ha ceduto. Ha ceduto per davvero, e gli è preso un infarto. Si sono tutti scanzati ma chi ha rischiato di perdere una gamba, chi ha rischiato di perdere il piede. Ecco cosa è successo, che hanno rischiato di perdere gli arti. E però ce la hanno fatta. Ce la hanno fatta per davvero, e sono vive, negli ospedali, nei nosocomi, a riprendersi. “La vita è un gioco”, perché è impossibile morire, diceva Allende. E se è impossibile morire, allora va bene, facciamo che sia veramente impossibile morire. E che sia facile e divertente vivere. Così è la morte, così è la vita, così è il gioco che ci acconsente. Così è la gestualità della vita. Così deve essere la vita: “Un gioco in cui è impossibile morire”.