Salvatore Falzone, di cosa si occupa di bello nella vita?
Mi occupo di accoglienza e integrazione dei migranti. Sono dipendente della coop sociale onlus “Montesolidale” che gestisce un centro di accoglienza straordinario a Caltanissetta presso l’Istituto Testasecca.
Di cosa parlano i suoi saggi?
Sono saggi storici e geopolitici che affrontano le questioni ancora oggi irrisolte del complicato scenario mediorientale.
In particolare, il primo tratta l’evolversi del terrorismo, a partire da una sua originaria concezione durante la rivoluzione francese fino alle sue diverse identità che ha avuto nel corso dell’ultimo secolo e i suoi riflessi sul confitto “arabo-israelo-palestinese”.
Il secondo verte sull’intreccio storico-geopolitico tra Israele, Libano e Palestina; ovvero sia, come le fasi storiche di queste tre identità siano tra di loro collegate: nascita di stati nazione, illegittimità dei confini, perpetuazione del conflitto con ricadute sui profughi e rifugiati palestinesi, destabilizzazioni politiche con nascita di attori para-statali come hamas e hezbollah.
Vorrei inoltre ringraziare il Vice Prefetto di Caltanissetta nonché Presidente Supplente per il Riconoscimento Territoriale della Commissione di Siracusa, Dott. Gabriele Barbaro, il quale ha curato l’introduzione e il Dott. William Di Noto, presidente della Coop “iopervoiperio”, che ha curato la prefazione.
Scrittore a tempo pieno?
No, lo faccio per passione e nei ritagli del tempo a mia disposizione. Mi piace coniugare il mio lavoro con quanto apprendo da varie fonti (libri, documentari, ecc.) nonché dalla mia esperienza sul campo migratorio; cercando di divulgare tale conoscenze nella scrittura dei miei libri.
Come si intitolano e chi li ha editi?
Il primo si intitola “Nel nostro tempo tra terrorismo e conflitto israelo-palestinese”, editore Bonfirraro, 2007.
Il secondo, “L’intreccio del Medio Oriente: Israele-Libano-Palestina”, edito da Lulu, 2015.
Lei dove abita?
Abito a San Cataldo, un paese vicino a Caltanissetta, nel cuore della Sicilia.
Come si vive oggi in Medio Oriente?
Il Medio Oriente è il luogo delle tante contraddizioni: c’è dove si vive bene e dove male. Avendo avuto tanti contatti con vari richiedenti asilo provenienti dai diversi Paesi dell’area mediorientale, ho constatato che i problemi sono connessi alle leadership politiche e dirigenziali oltre ai sistemi economici globalizzati che troppo spesso guardano ai “numeri” e non alle reali possibilità di sviluppo dei territori, nonché alle classi dirigenti che hanno fomentato l’odio tra popoli che rimangono ormai bloccati in una situazione di perenne tensione.
Sono stata da poco in Medio Oriente, e non ci sono zone calde. Secondo lei ci sono, e quali?
Assolutamente si: la Siria e l’Iraq sono zone calde, le Alture del Golan tra Israele-Siria sono una zona di confine (seppur non riconosciuta) molto calda; la linea blu tra Israele e il Libano, può muovere da un momento all’altro i venti di guerra come nel 2006. Il conflitto “silenzioso” in Yemen è molto caldo…. Purtroppo ci sono tante zone calde e l’elenco sarebbe molto lungo.
Quante volte è stato in Medio Oriente? Lei cosa ha visitato?
Può sembrare strano ma ancora non sono riuscito ad andare in quelle zone; proprio nel 2013 avevo in programma di visitare Israele e i Territori Palestinesi. Ebbene fui chiamato una settimana prima della partenza per intraprendere quella che poi sarebbe stata la mia carriera lavorativa. Francamente reputo che qualcuno da lassù, molto in alto, mi abbia dato un aiuto.
Consigli un viaggio in Medio Oriente, cosa visitare?
C’è l’imbarazzo della scelta, siamo in una zona storicamente ricca di varie identità e culture. Dalle piramidi egiziane, alla bellezza di Haifa, dai templi di Baalbek alla sublimità di Gerusalemme; senza dimenticare le zone di mare da Sharm al Sheik a Netanya. Inoltre consiglio di avere almeno un minimo di conoscenze culturali, storiche sui luoghi che si vogliono visitare per comprendere appieno le particolarità e le bellezze dei luoghi.
Quali sono i martiri del Medioriente?
Sono tutti coloro che si spendono per la pace, per il rispetto, per la continua ricerca del dialogo. Sono coloro che non accettano di rimanere in silenzio e schiacciati tra estremismo e immobilismo. Sono coloro che ricordano che la gente che vive in Medio Oriente è sotto lo stesso cielo e condivide moltissime cose.
Cosa le piace di quella zona?
Reputo che quella zona sia il “cuore del mondo”, da un punto di vista storico e religioso.
Quante lingue parla?
Italiano, inglese, inoltre conosco un po’ di arabo.
Lei ha vissuto a Roma?
No, ma sono stato diverse volte nella capitale.
Ha anche insegnato?
Si, mi sono occupato dell’alfabetizzazione della lingua italiana nell’ambito di un progetto denominato “Ri.Vi.Ta”, acronimo di “riabilitazione per le vittime di abusi e torture”, a favore dei richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale.
E dove?
A Caltanissetta, presso l’Istituto Testasecca.
E gli alunni cosa chiedono di solito?
Sono abbastanza attenti e tendono molto ad apprendere la lingua italiana. Il metodo che ho utilizzato è stato il “nozionistico- funzionale”, molto importante per le attività di vita quotidiana e per l’integrazione. Chiedono come funziona uno Stato democratico, come si possa avviare un’attività commerciale, inoltre sono molto incuriositi dalla Storia d’Italia e della Sicilia.
Cosa le piace della nostra gente?
Siamo un popolo solare, che nonostante la crisi che imperversa cerchiamo di andare avanti; siamo un popolo creativo e accogliente.
Dove ha lavorato?
Ho lavorato per quattro anni in un progetto sociale denominato RI.VI.TA, acronimo di “riabilitazione per le vittime di abusi e torture” a favore dei richiedenti asilo o già titolari dello status di protezione. Il suddetto progetto è stato elaborato dalla Coop “iopervoiperio” in partnership con l’Istituto Testasecca, gestito dal Professore Alberto Maira, uomo di grande cultura e sensibilità. Un istituto storico che rappresenta una parte della storia della Città di Caltanissetta visto che ha più di 150 anni di vita con attività a favore delle fasce sociali deboli e dell’accoglienza.
Cosa ama?
La sincerità e la trasparenza
Cosa odia?
La falsità, gli approfittatori.
Cosa ama del mattino?
L’alba con i suoi colori è bellissima. Ci dà tanta forza per cominciare la giornata.
E della sera?
Il chiarore delle stelle, ci fa pensare tanto.
Il suo libro preferito.
E’ un libro datato ma interessantissimo “L’enigma di Luigi XVII” di Madol.
Il suo film preferito.
Spy game
Ha incontrato Nethanyau o i vertici israeliani istituzionali?
No, non ho avuto l’occasione
È anche giornalista?
No, però scrivo qualche articolo che invio su un sito di giornalismo partecipativo.
Cosa rimpiange, se rimpiange qualcosa?
Penso che ognuno di noi rimpiaga qualcosa. Magari se non è proprio rimpianto è nostalgia per la mancanza di una persona cara.
Il suo prossimo progetto?
Attualmente mi sto occupando della presentazione del mio libro e di vari convegni tematici riguardanti l’integrazione e la geopolitica del Medio oriente; inoltre sto migliorando le mie conoscenze di lingua araba. Non escludo di cominciare un terzo libro nel prossimo futuro.
Come proteggere i bambini?
In ogni conflitto i bambini sono le prime vittime. Sono vittime anche di certe politiche economiche che non intendono combattere la povertà. Occorre fare una scelta etica, morale e far valere le leggi che proteggono l’infanzia nel mondo intero.
Siria, cosa si dice?
In Siria si sta “giocando la terza guerra mondiale” su scala locale. Ufficialmente due schieramenti contrapposti: le forze lealiste al regime e forze ribelli, ma all’interno abbiamo altre divisioni. Siamo in presenza di una guerra a cerchi concentrici: locale, regionale e, visto l’interesse delle potenze mondiali, internazionale. Inoltre è una guerra civile e confessionale per la supremazia nel mondo musulmano tra le due visioni classiche dell’Islam tra sunniti e sciiti. Non si tratta di fede ma di strumentalizzazione per mantenere, gestire, continuare ad avere potere e mantenere certi equilibri.
Cosa raccontano i siriani?
Non abbiamo avuto richiedenti asilo cittadini della Siria, bensì profughi palestinesi che vivevano nei campi profughi in Libano. La loro vita è vincolata all’appartenenza del campo e all’eterno status di profugo che in Libano vuol dire essere esclusi in molti settori politici, sociali e economici.
E gli israeliani?
Sono un popolo che non ha mai perso la propria identità nonostante le grandi e gravi prove alle quali spesso hanno dovuto affrontare. Amano la vita, la propria cultura e sono riusciti a raggiungere traguardi importanti (in campo medico, tecnologico, agricolo, ecc) i cui riflessi benefici sono e sono stati mondiali; tuttavia, spesso trascurati dall’opinione pubblica mondiale.
Dove non andare nel mondo?
Non ci sono posti dove non andare semmai sono gli uomini che rendono un posto “non sicuro”.
Faccia un augurio?
Il mio augurio è che arrivi presto il giorno in cui i vari capi di stato e le varie classi dirigenti capiscano che con i conflitti, con la guerre, con la violenza, con le armi, la povertà non si ricava altro che sofferenze e ingiustizie. Siamo sotto le stesso cielo e siamo tutti uguali senza distinzione di religione, di colore della pelle, di nazionalità. Tutti soffriamo allo stesso modo, tutti gioiamo allo stesso modo.
Ultima domanda, farà incontri pubblici?
Si, l’11 febbraio ho partecipato, come relatore per la parte storica, al convegno su “Tra guerra e pace: le vette del Kashmir”, che si è tenuto presso la Casa delle Culture e del Volontariato a Caltanissetta. Sono in cantiere almeno un altro incontro su un tema assai delicato come “l’immigrazione, i confini e i ponti”, nonché è in programma un’ulteriore presentazione del mio libro “L’intreccio del Medio Oriente: Israele-Libano-Palestina.