Sabato 8 aprile il concerto di MELINGO sarà alle 21 e domenica 9 aprile dalle 12:30 brunch di Urbana47 e dal primo pomeriggio #milonga con live band di tango e il concerto di MELINGO alle 17.

Come un illusionista scappato da un racconto di Borges, MELINGO é tornato con il suo nuovo album “Anda”, la sua voce, il clarinetto e il suo teatro.

Ascoltare “Anda” é un po’ come assaporare un film di Fellini ad occhi chiusi, immergendosi in un cabaret sonoro concepito come una suite di quadri barocchi, dove ogni brano palpita e fa vacillare.

In questo album, il tango delle origini si rigenera, come se Carlos Gardel fosse al centro di una fiction neo-rock, con una galleria di personaggi in cui Erik Satie e Serge Gainsbourg sono alcuni dei fantasmi convocati dal nostro formidabile attore-poeta argentino.
Daniel Melingo è oggi l’ambasciatore di un tango popolare e colto, l’uomo della nuova frontiera portena.

Un’altra voce tormentata che tenta di riportare la musica argentina al di fuori dei suoi confini più usuali, attraverso immagini e arrangiamenti atipici.

Il tango più “sporco” e carnale, quello dei bassifondi di Buenos Aires, dei locali fumosi dove la danza nazionale argentina non è elegante prodotto da esportazione nè attrattiva turistica, ma vita vissuta ai margini della società del benessere, tra strade sporche e soggetti poco raccomandabili. E’ questo il tango di Daniel Melingo, cantante e autore di Buenos Aires che ha re-interpretato la forma del tango cancion, inventata da Carlos Gardel, con la sua voce carismatica, oscura, fumosa. Se il tango è finito nei saloni è ora di riportarlo nelle strade dove è nato, e Melingo lo fa con grande efficacia, perché come scrive di Monde de la Musique: “…è un eretico della religione tangueira…un iconoclasta che guarda alla vita degli emarginati di Buenos Aires e per farlo va alle fonti d’ispirazione del tango”. I suoi concerti sono veri e propri spettacoli teatrali in cui Melingo si muove da attore consumato, interpretando le sue canzoni che parlano di piccole storie ambientate nei bassifondi di Buenos Aires, tra ladri e perdenti, utilizzando al meglio il suo corpo ed il volto pasoliniano.