Riproduzione integrale dell’intervista che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato alla stampa Cremlin.

 

Quali impressioni porta con se’ dal viaggio a Mosca e dall’incontro con il Presidente russo Vladimir Putin? Di che cosa si è parlato all’incontro?

È stato un colloquio ed è una visita che hanno confermato la grande amicizia che c’è tra Russia e Italia e della la volontà di collaborazione già in atto, che si desidera cresca sempre di più; è un rapporto bilaterale eccellente basato sulla fiducia e sul rispetto reciproci.

Abbiamo parlato di tanti argomenti con il Presidente Putin: della nostra collaborazione di carattere economico, di quella sul piano culturale – anch’essa molto intensa -, di quel che vi è sul piano energetico tra Russia e Italia.
Abbiamo parlato anche dei principali teatri di crisi che in questo momento creano preoccupazioni in tutti quanti.

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L’Italia e la Russia sono legate da rapporti privilegiati. Al tempo stesso, l’Italia fa parte dell’UE, i cui rapporti con la Russia sono in questo momento più complessi. Come vede l’Italia i rapporti con la Russia, da membro dell’Unione Europea?

Noi avvertiamo un certo rammarico per questa condizione perché l’Italia è membro convinto dell’Unione europea, tra i fondatori dell’Unione, abbiamo anche applicato tutte le decisioni dell’Unione lealmente. Ma l’Unione europea e la Russia sono destinate a collaborare, è nella logica delle cose che collaborino.

La vicenda dell’Ucraina ha bloccato questa collaborazione su molti aspetti, e questo è davvero innaturale.

Noi siamo sempre stati perché si mantenesse, con determinazione, aperto un dialogo di collaborazione con la Russia e questo adesso è condiviso da una larga maggioranza dentro l’Unione europea e ne siamo molto soddisfatti perché vi sono molte più cose che uniscono Unione europea e Russia rispetto a quelle che creano in questo momento divisioni e dissensi.

Le cose che uniscono sono quelle principali: l’esigenza di crescita economica, la diffusione del benessere, lotta al terrorismo, lotta alla criminalità. Sono fronti importanti della vita internazionale che uniscono Unione europea e Russia molto più delle cose che in questo momento creano dissenso.

Quindi confidiamo che siano superate le difficoltà e ripresa in pieno la collaborazione che è – ripeto – naturale.

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Per tutto questo periodo, l’Italia è stata “in periferia” rispetto al processo di Minsk. L’esistenza di formati europei senza “una prospettiva” italiana ha dato fastidio a molti in Russia. Approfittando dell’occasione, vorremmo chiedere la Sua opinione riguardo alle prospettive di una soluzione della crisi ucraina? In quale misura questo tema sarà presente nella vostra futura Presidenza dell’OSCE?

Noi crediamo che la soluzione risieda nell’attuazione degli accordi di Minsk che sappiamo incontrano rilevanti difficoltà. Siamo molto preoccupati del fatto che non si avanzi nell’attuazione di quegli accordi, e che addirittura invece si registrino ritorsioni da entrambe le parti.

Occorre che vi sia invece una ripresa vigorosa, una pressione affinché si riprenda vigorosamente il processo di pacificazione attuando quegli accordi. Sappiamo naturalmente che questo richiede buona volontà e impegno da entrambe le parti, non basta una parte sola. Ogni gesto, ogni iniziativa volta a ritrovare il percorso dell’accordo di Minsk può lanciare un segnale molto importante.

L’OSCE svolge un ruolo particolarmente importante. L’Italia ne assumerà la presidenza nel 2018. Io ho sempre sperato, per la verità, che prima di quell’anno la questione ucraina sia risolta in maniera positiva, e riprendere appieno la collaborazione tra Russia e unione europea.

Vi sono ancora otto mesi e non dispero che questo sia possibile. Laddove vi fossero degli altri interventi da fare l’Italia naturalmente in quel ruolo farà intensamente la sua parte. Le priorità che l’Italia intende seguire durante il periodo di presidenza dell’OSCE le presenterà a luglio a Vienna, ma io continuo a sperare che prima del 2018 si possa risolvere la crisi pur nelle difficoltà che registriamo.

Credo che gli accordi di Minsk sia bene non abbandonarli perché sono un percorso ragionevole, pur con delle difficoltà e anche con dei problemi di interpretazione delle sue previsioni. Però è un terreno sul tavolo. Ricercarne un altro, ricominciare da capo credo che sarebbe un errore.

È importante attuare quegli accordi. In definitiva la soluzione risiede nelle mani delle due parti, che trovino finalmente la comprensione che conviene a tutti risolvere pacificamente la questione: conviene all’Ucraina, conviene alla Russia, conviene all’Unione europea, conviene a tutti.

Questa condizione in cui si aggravano la difficoltà e i contrasti danneggia tutti in maniera molto grave.

Naturalmente la Russia gioca un ruolo molto importante, e può svolgere un ruolo molto importante. Non è un attore secondario di questa vicenda, perché l’importanza della Russia – particolarmente nel rapporto con l’Ucraina – è indubbia.

Siamo convinti che de da entrambe le parti, tutte le parti naturalmente, ci si impegna con buona volontà, si può arrivare a una soluzione positiva.

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In politica estera, l’Italia è tradizionalmente coinvolta in ciò che avviene nel Nord Africa. Come valuta il ruolo dell’Italia e della Russia nella crisi libica, quali forze sul terreno Le ispirano fiducia – anche nell’ottica di un eventuale sostegno (anche di tipo finanziario)? Roma e Mosca, in tale contesto, hanno posizioni simili?

Che anche la Libia venga stabilizzata è un interesse di primo piano. Lo è anzitutto per i libici che hanno diritto di uscire dalla condizione di disordine e di scontri armati che ormai da anni li affliggono; lo è per tutti i Paesi vicini; lo è per l’Italia perché la Libia destabilizzata è diventata la base di un traffico disumano di migranti che vengono messi su barconi insicuri a rischio della vita nel Mediterraneo.

Questo richiede un governo libico che riprenda il controllo del suo territorio e noi crediamo che si debbano attuare gli accordi di Skhirat e la conseguente risoluzione delle Nazioni Unite che li ha assunti. Si è costituito un governo, si vede che non tutti lo condividono e quindi è necessario che questo governo trovi accordi con gli altri attori, con gli altri soggetti presenti in Libia.

Occorre una conciliazione nazionale. Nessuna delle forze oggi in contrasto in Libia può presumere di risolvere da sola il problema o di essere la soluzione da sola; occorre che tutti insieme concorrano a trovarla con un accordo che riguardi in maniera equilibrata tutti. Questa è l’unica soluzione. Non vi è neppure lì – tantomeno lì – una soluzione militare. Bisogna quindi parlare con tutte le parti. Queste è ciò che fa l’Italia e che fa anche la Russia. Ci siamo trovati in perfetta sintonia su questo piano.

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Come valuta il ruolo della Russia nella crisi siriana? Il 4-5 aprile si è tenuta a Bruxelles la conferenza dei donatori per la Siria. A Suo avviso, i Paesi dell’UE dovrebbero partecipare alla ricostruzione economica di questo Paese? L’Italia sarebbe pronta a farlo?

La Russia storicamente ha una presenza importante in Siria e ha un ruolo da svolgere certamente tra i più decisivi. Ne abbiamo parlato con il Presidente Putin in maniera molto serena e costruttiva, esprimendo ognuno la propria posizione.

Io credo che la soluzione in Siria non possa essere militare, è una soluzione politica che va ricercata e va ricercata, anzitutto, tra gli attori siriani tra le parti siriane che oggi si combattono perché trovino un’intesa tra di loro.

Questo non è facile devono essere aiutati tutti gli attori principali che si occupano della questione siriana e tra questi c’è la Russia che può svolgere un ruolo assolutamente decisivo.

Credo che questo sia indispensabile. In questo quadro si inserisce la condanna per l’uso delle armi chimiche che è esecrabile come di qualunque arma proibita dalla Convenzione di Ginevra.

Bisogna che tutti, e tra tutti naturalmente anche la Russia, si adoperino in pressioni perché non si ripeta l’utilizzo di armi chimiche.

Io credo che quanto è avvenuto nella settimana scorsa costituisca non soltanto un segnale d’allarme molto grave ma sia un richiamo a un’immediata assunzione d’iniziativa per avviare a soluzione la crisi siriana nell’ambito della trattativa di Ginevra, secondo quanto disposto e previsto dalle Nazioni Unite.

E’ importante intanto una tregua immediata. Gli accordi di Astana sono molto importanti a questo riguardo. Ma credo che quanto è avvenuto nei giorni scorsi debba spingere tutti, e possa spingere tutti, a trovare velocemente un’intesa.

Noi siamo sempre stati a sostegno del principio dell’accertamento delle responsabilità e di conseguenza del perseguimento dei colpevoli.

Io credo che quanto avvenuto sia un richiamo molto importante a evitare che la situazione si deteriori ulteriormente e precipiti. Questo rischio deve spingere tutti ad assumere l’iniziativa, rinunziando anche una parte delle proprie posizioni e poi trovare un’intesa.

L’Italia è pronta e fa la sua parte, nei giorni scorsi c’è stata a Bruxelles una riunione dell’Unione europea molto significativa e naturalmente anche per la fase di ricostruzione saremo pronti come paese a contribuire, perché vi sarà molto da ricostruire sia fisicamente che nell’animo delle persone.

La grande quantità di profughi siriani giunti nell’Unione europea in questi ultimi tempi ne è un indice, sono persone che hanno sofferto moltissimo, hanno bisogno e diritto al sostegno della comunità internazionale, particolarmente dei paesi europei.

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Lei proviene dalla Corte Costituzionale. In passato, Lei era il “guardiano” della legittimità delle leggi. Che cosa ha tratto da questa esperienza?

L’esperienza alla Corte costituzionale mi ha confermato nella convinzione che la democrazia è presidiata da regole che vanno rispettate sempre scrupolosamente perché nessuno può pensare di non rispettarle per buone intenzioni, perché le buone intenzioni sono opinabili. Occorre sempre rispettare con molto rigore le regole che la Costituzione nel nostro Paese, come altrove, pone a presidio della democrazia.

Io peraltro, prima di andare alla Corte costituzionale, ho fatto parte anche degli altri organi costituzionali: sono stato a lungo in Parlamento, ho fatto parte numerose volte del governo. L’aver fatto parte di tutti gli organi costituzionali mi consente di conoscerne mentalità e dinamiche, e dovendo essere il punto di equilibrio nei loro rapporti, questo mi aiuta molto.