Intervista a Marco Bonfanti, regista del documentario ‘Bozzetto non troppo’, che sarà presentato alla presenza dello stesso regista e di Bruno Bozzetto al Kino di Roma questo mercoledì alle 21.

1. Marco Bonfanti, di cosa tratta il suo documentario su Bruno Bozzetto?

Racconta di un’eccellenza artistica della Storia d’Italia del ‘900, che con il suo piccolissimo studio di creativi e artigiani di Milano ha influenzato il modo di fare cinema di tutto il mondo. Davide contro Golia, insomma.

2. Quanto tempo ha impiegato a girarlo?

E’ stata un’operazione lampo, diciamo così. Ho iniziato a pensarci a dicembre e il settembre successivo eravamo invitati alla “Mostra del Cinema di Venezia”. Avevo tutto molto chiaro in testa e questo mi ha aiutato ad essere rapido. Anzi, ringrazio Istituto Luce Cinecittà, Sky Arte e ovviamente la mia produttrice, Anna Godano, che hanno permesso lavorassi velocemente e soprattutto con massima libertà.

3. Di cosa tratta?

Il taglio registico che ho deciso di dare a “Bozzetto non troppo” non si concentra solo sull’aspetto artistico di Bruno Bozzetto, ma soprattutto su quello umano, su quella sfera intima e privata che i suoi milioni di estimatori sparsi nel mondo non conoscono. Penso che quando si realizza un film, il primo obiettivo da porsi sia quello di non narrare il conosciuto, o peggio ancora di informare con dati e fatti, perché qualsiasi libro o saggio può farlo molto meglio. Con il cinema bisogna provare a spingersi più in profondità, rendere visibile l’invisibile, cercando di rimanere leggeri in superficie. Ho cercato perciò di penetrare nel mondo poetico di Bozzetto raccontandolo come fosse lui stesso un cartone animato, giocando molto con il montaggio e con giustapposizioni tra il suo quotidiano e la sua opera. E Bruno si è prestato al gioco con grande divertimento.

4. Cosa le piace fare nella vita?

I film, anche se sono molto lento. Ho bisogno di fare mie le idee e questo mi richiede spesso tempi irragionevoli. In compenso, vado due, tre volte al cinema ogni settimana, cammino molto e leggo molto.

5.Cosa legge di solito?

Leggo moltissimo di politica estera, di geopolitica, di cui sono molto appassionato. Ultimamente sto approfondendo molto con romanzi e saggi il mondo della Corea del Nord. Poi, naturalmente, leggo molti libri di cinema, soprattutto interviste e autobiografie. Mi rilassano.

6. Quanto dura il documentario?

75 minuti.

7. Come è nata l’idea?

L’idea nasce perché, fin da bambino, sono stato molto appassionato dell’opera di Bruno Bozzetto. Mi ricordo quando ogni Natale passavano i suoi film in tv e io attendevo trepidante la messa in onda di “Vip Mio Fratello Superuomo”. Amavo e amo ancora moltissimo quel film. Poi crescendo mi sono accorto di quanto Bruno avesse segnato l’immaginario internazionale del cinema (non solo d’animazione) e quanto le sue idee fulminanti, sarcastiche, fondate su una sintesi semantica geniale e inclassificabile avessero influenzato vignettisti, scrittori, fumettisti, registi. Basti pensare che settimana scorsa ho visto una vignetta belga che ricalcava pari pari la geniale idea del “caffè” di Bozzetto presente nel celebre “Europa & Italia”. Quest’uomo rimane fonte inesauribile d’ispirazione per i creativi di tutto il mondo.

8. Ultima domanda: i suoi prossimi progetti?

Sto lavorando a un nuovo film. Ci possiamo risentire quando avrò le idee più chiare?