Michela Ricolfi, quale è la sua professione?
Qualcuno direbbe “sono” ma io dico faccio l’avvocata civilista e sono esperta di diritto di famiglia, mi occupo di separazioni e divorzi. La professione è solo una parte di quella che sono.
Cosa fa di bello nella vita?
Amo una vita intensa, oltre gli affetti familiari e la professione, mi dedico allo sport e alle relazioni. Amo vivere e conoscere persone interessanti. Amo leggere, viaggiare e ho una passione per il design degli occhiali da quando ero ragazzina.
Cosa le piace della vita?
Le incognite, il non sapere cosa accadrà domani, questo non vuol dire che non pianifichi le mie giornate ma lo faccio senza esser preda delle ossessioni. Che le cose cambino è fisiologico, perciò, adeguo i programmi con naturalezza e senza stess.
Cosa le chiedono i clienti?
Soprattutto di esser rassicurati, hanno bisogno di capire cosa accadrà, di qualcuno che non li tratti con sufficienza ma li consideri come persone che vivono un momento critico della loro vita, si affidano a qualcuno di cui avere fiducia e se quel qualcuno sono io questa fiducia non deve esser tradita. Sentirsi in balia di un sistema che può schiacciarti è una sensazione terribile.
Cosa è la violenza oggi?
Il nostro quotidiano purtroppo. La violenza è una violazione continuata delle regole e non mi riferisco solo a quelle codificate dalla legge ma anche a quelle che reggono una società che possa definirsi civile. Esistono la prevaricazione, l’arroganza, la tracotanza e la violenza. Tutti atteggiamenti che mostrano aggressività e individualismo, viviamo in un tempo nel quale non c’è rispetto per gli altri, ognuno pensa a raggiungere i propri obiettivi, piccoli o grandi che siano, senza tener in nessun conto le altre persone. Tutto pur di arrivare.

Cosa succede in famiglia?
Partiamo dalla definizione di famiglia. Se consideriamo quella prevista dalle norme è quella formata da: padre, madre e figli, ma se vogliamo parlare di famiglia intesa come realtà complessa e non solo come soggetto di diritti e doveri allora è altro, molto altro. Può essere tutto e niente. Ci sono famiglie allargate, famiglie formate da conviventi, famiglie di sole donne, di soli uomini, ci sono tanti tipi di famiglia.
Quali drammi?
Nei casi che tratto, quelli delle separazioni e dei divorzi, il dramma è affrontare il futuro da soli e nella maggior parte dei casi la paura della solitudine assale più gli omini che le donne. Una donna ha maggior consapevolezza, chiede un sostegno economico più per i figli che per sé stessa, naturalmente fatte le dovute eccezioni. Io difendo anche gli uomini, sono per la vera eguaglianza, niente stereotipi, niente frasi fatte né chiacchiere da rotocalco.

Ci racconti una altra storia.
Mi meraviglio quando entrambi i coniugi si rivolgono a un solo legale e in questo caso si vede la vera professionalità dell’avvocato e del mediatore perché questi riesce ad essere terzo tutelando entrambi le parti. Quando accade si vede la vera professionalità. A me capita spesso che entrambi i coniugi mi scelgano ed è un’investitura di responsabilità e di fiducia. Non è facile ma molto gratificante.
Cosa è il bullismo?
Un malessere sociale da parte degli adolescenti che lego più alla mancanze della scuola che della famiglia. Quando si verifica un caso di bullismo è la scuola che ha fallito perché rappresenta il luogo della società che non ha saputo accogliere e integrare.
Cosa è un bambino seviziato?
La sevizia può essere l’aspetto fisica ma anche quello psicologica. Un bambino seviziato, se non seguito in modo adeguato, può non integrarsi ed essere un infelice o trasformarsi anch’egli in un aguzzino. È una persona a cui si nega un futuro.
Ci racconti un caso.
Casi del genere non li seguo, per scelta mi occupo di diritto civile e non del penale. Non ho la preparazione psicologica per poter affrontare cose del genere. Ho l’ottica della madre, non potrei difendere un seviziatore, non avrei il coraggio necessario. Non ci si improvvisa, ecco perché quando ho iniziato a collaborare con i Centri anti violenza ho seguito una formazione specifica. La preparazione tecnica non basta, è necessario essere formati su altri aspetti. Ci vuole professionalità. Una donna che arriva in un centro anti violenza deve trovare persone preparate e anche noi avvocati dobbiamo esserlo e la laurea in giurisprudenza non basta.
Cosa le piace della sua professione?
Non la amo, gli avvocati hanno un ruolo propositivo, interpretano le norme, argomentano, suggeriscono scenari e ipotesi, ricostruiscono fatti e accadimenti, si impegnano per presentare le proprie convinzioni basandole sui codici e la giurisprudenza, ma in definitiva, delegano la decisione ad altri.
Avvocata va spesso in tribunale?
Si.
Cosa le piace dei tribunali?
Bella domanda. Non sempre si trova la dovuta professionalità negli uffici preposti e nei magistrati. Ho avuto la consapevolezza di non aver interlocutori ben formati, anche nei servizi sociali e questo è triste non solo perché rende il lavoro difficile e comporta inutili lungaggini ma perché danneggia le persone e le loro vite.

Di che caso si sta occupando?Sto seguendo diverse separazioni.

E ha una associazione?
Sì, faccio parte di EnterprisinGirls, sono l’Ambasciatrice per l’Umbria e sto lavorando per crescere su questo territorio, c’è un gran bisogno di far rete. La crescita e lo sviluppo delle persone e dei territori passano, necessariamente, per la costruzione di reti, da soli non si va da nessuna parte. Ho sempre avuto l’attitudine alle relazioni e incontrare persone che, come me, ci credono è stato ed è stimolante. È faticoso perché di rete se ne parla molto ma nei fatti se ne fa poca, la maggior parte delle persone è individualista e pensa di poter fare meglio da sola.
Cosa le chiedono i suoi familiari quando le chiedono un consiglio?
L’avvocato è un profeta in patria, non ha vita facile, in famiglia ci sono delle dinamiche che generano un maggior contraddittorio, non hai di fronte un solo giudice ma un collegio giudicante.
Cosa le piace della giurisprudenza?
La possibilità di ragionare, cercare letture e interpretazioni diverse, l’abilità nell’argomentare, l’ars oratoria, quella che è stata propria dei principi del foro.
Lei ha famiglia?
Si e ho la consapevolezza di avere delle responsabilità nei confronti dei miei figli a cui ho sempre cercato di dare autonomia.
Ci racconti in quattro righe della sua biografia.
Sono una donna, sono una avvocata, sono una madre, sono un’amica. Sono una persona indipendente. Vivo le mie passioni e difendo con le unghie e con i denti il mio tempo libero. Di quel che sono non faccio una lista con un ordine di priorità, sono tutto insieme e allo stesso tempo, con i miei limiti e i miei pregi, ma sono io e va bene così.
Dove abita?
Ad Orvieto.
Dove sono le sue origini?
Nell’acqua salmastra, sono una creatura marina nata in Liguria e di adozione napoletana. Sono orgogliosa di aver studiato ed essermi laureata all’ateneo partenopeo della Federico II.
Cosa le piace del mattino?
I colori, il sapore della prima tazza di caffè e lo scodinzolare dei miei cani.
E della sera?
La nostalgia.
Cosa le ricorda il mare?
L’immensità, chi sono e da dove vengo.
E la montagna?
La neve.
Ultima domanda, quali sono i suoi prossimi progetti?
Ne ho tanti e li perseguirò tutti. La vita è breve ma io ho scelto l’intensità.