Da diversi giorni, si sta riaprendo il dibattito sul rilascio della cittadinanza italiana, un dibattito che vede il contesto politico del Bel Paese diviso principalmente in due diverse fazioni: le persone a favore anche dell’introduzione dello “Ius Soli” e quelle a favore solamente dello “Ius Sanguinis”.
Il dibattito tratta di una questione estremamente importante e i social stanno diventando un vero e proprio campo di combattimento in questa guerra ideologica e non; infatti molti politici, politologi ed esperti del settore hanno intrapreso una vera e propria battaglia mirata alla risoluzione di un problema presente da fin troppo tempo sul territorio italiano.
L’attuale scontro nasce principalmente dall’esigenza di molte persone residenti sul territorio italiano di avere riconosciuti pari diritti degli altri cittadini, infatti si sta vivendo un periodo storico nel quale il tasso di natalità della popolazione straniera sul territorio italiano è di gran lunga superiore a quello della popolazione autoctona e si sta assistendo a un sostanziale incremento di tutti quegli individui chiamati “immigrati di seconda generazione”.
Essi sono delle persone che nella maggior parte dei casi hanno iniziato il loro percorso di studi già dai primi cicli dell’istruzione scolastica italiana e hanno vissuto la maggior parte della loro vita sul territorio italiano, dunque hanno una competenza linguistica di livello madre lingua e vivono a 360 gradi la cultura italiana come parte della loro vita.
Tuttavia, secondo molti studiosi e pedagoghi, e secondo i dati raccolti dall’Istat, essi non si sentono italiani, e la motivazione principale è che, molto spesso, non sono accolti nello stesso modo dei loro coetanei italiani e sono vittime di un muro sociale che impedisce una pacifica convivenza e che rinforza la percezione di divisione e di diversità; ovviamente a giocare un ruolo principe è proprio alla legge sul rilascio della cittadinanza, considerata una delle più rigide e restrittive di Europa.
Attualmente la legge italiana prevede il rilascio della cittadinanza attraverso lo Ius Sanguinis (dal latino “diritto di sangue”), il che significa che hanno diritto ad essere italiani tutti i bambini nati da almeno un genitore italiano, quindi, secondo questa legge, tutti i bambini nati in Italia da genitori stranieri non sono riconosciuti cittadini italiani e possono chiedere la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età. Solamente in rarissimi casi questo principio viene meno, ad esempio se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi o in caso non si conosca la cittadinanza dei genitori o nel caso essi siano impossibilitati a trasmetterla ai propri figli.
In Italia, si sta dibattendo su una possibile introduzione dello Ius Soli, il quale renderebbe l’acquisizione della cittadinanza anche in seguito alla nascita sul territorio italiano. Questa modifica renderebbe molto più semplice ed automatico il rilascio della cittadinanza a moltissime persone, ma secondo vari esperti non sarebbe un elemento positivo, perché verrebbe meno “l’italianità” dell’individuo e d’altro canto si favorirebbe la migrazione, già ingestibile.
Tuttavia, attualmente in nessuno Stato europeo si utilizza il principio dello Ius Soli, esso viene usato negli Stati Uniti d’America; dunque, secondo molti esperti, più ragionevole sarebbe l’introduzione di uno “Ius Soli Temperato” e lo “Ius Culturae”.
Lo Ius Soli Temperato, presente nella legge che il Senato dovrĂ  approvare, prevede il rilascio automatico della cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia se essi hanno almeno un genitore che si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni, mentre lo Ius Culturae prevede che il minore straniero, nato in Italia o arrivato prima di avere dodici anni, che frequenta o ha frequentato regolarmente un percorso scolastico italiano per almeno cinque anni, ha diritto alla cittadinanza italiana.