Gaza, niente di nuovo sul fronte occidentale. Gaza, il ricordo della guerra è ancora in onda, e ancora in onda per israeliani e mediorientali. Per israeliani che pregano insieme per la fine della guerra nel Califfato e per israeliani che pregano per la fine di ogni ostilità. Ostilità ce finirà soltanto nel mese successivo alla fine della guerra, e che finirà soltanto nel mese successivo alla fine della guerra che sta per venire a cetto. A cetto significa che la fine di ogni guerra è vicina, e che il medioriente fa i conti con se stesso. Come si sta a Gaza? A Gaza si sta benissimo, anche se è un mese che non vado, visto che mi sono trasferito in Israele. E mi sono trasferito in Israele perché non trovavo un posto migliore dove stare. Spieghiamoci meglio: Gaza e la Palestina sono belle, ma Israele quello che è, e come è bello, e come è divertente, e come è sullucchero di dolci e pani, e tranquillità. Mi hanno accettato il passaporto e mi sono ritrovato israeliano. E ho cambiato identità. Tutto un altro passo, tutto un altro Paese. Il problema di Gaza, inoltre, non sono gli israeliani, ma sono gli Al Fatah, la frangia più estrema dell’Isis, e non sono neanche palestinesi. E non sono neanche palestinesi perché non vedono niente di meglio da fare che continuare a fare il proprio mestiere senza impegni e senza impicci, come invece tentano di fare quelli di Al Fatah. Al Fatah nel Paese è un problema enorme, che non si risolve se non cacciando dai confini europei quelli che ancora credono in Al Fatah, e che ancora credono in un sistema superiore di cose. E che ancora credono che il Paese sia in ghingheri per quello che sta succedendo in tutto il mondo, un mondo che ancora crede in un Paese di pace. Tolto il problema di Al Fatah, è tolto per sempre il problema del jihadismo nel Paese. Mi dispiace, ma io ora tifo israeliano.