Quando mi sono trovato in manicomio, ho detto: “Sono un ragazzo, e perdipiù rapito”. Ecco cosa ho detto, tra me e me, che sono un ragazzo e perdipiù rapito, perché nessuno mi veniva a trovare e nessuno sapeva dove fossi. Nessuno mi veniva a trovare perché ero rapito, ecco perché, altrimenti le visite in manicomio sono tante. Sono del fratello, dello zio, e del padre, che ne ridono. Ne ridono di averti mandato in manicomio, e ne ridono alacremente. Ne ridono perché ne ride tutto il Paese, e ne ridono perché ne ride tutta la città, ma in maniera carina. Conosco Rudolf, perché siamo in Germania, di 22 anni, che è finito in manicomio. E da lui lo è andato a trovare tutta la squadra di calcetto. E conosco Ludowig, di 22 anni, che le è andata a trovare tutta la squadra di calcetto femminile. A me niente, ho una carta di identità valida e una famiglia ma non mi è venuto mai a trovare nessuno. Nessuno che mi interessi o che abbia a che fare con me, a parte dottori, e dottori, e dottori, e ancora dottori. E ancora dottori. Che deambulano attorno a me tutto il giorno e tutta la notte, in cerca di una spiegazione. È venuto anche un ornitologo, scusate, uno specialista di ossa, del ginocchio. Ma non c’era niente da ridere. Perché veniva da me senza una spiegazione, e senza un perché, per togliermi l’osso del ginocchio, e per togliermi l’osso del ginocchio che mi faceva tanto male per un calcio ricevuto a casa. Ecco cosa avevo ricevuto a casa, un calcio al ginocchio potentissimo da mio padre, che fingevo, e nessuno mi era venuto a trovare, neanche mia sorella, e di sorrisi ce ne erano stati pochi.
Ecco cosa bisognerebbe raccontare dei manicomi, che a volte sei rapito, e che hai bisogno di altro, come di antiterrorismo, e non di allegomani o di allergomagi, come li hanno definiti là. Non deambulavo bene, e non deambulavo per niente, e non deambulavo per alcuna ragione al mondo. Ma i medici mi hanno detto che non deambulavo per ragioni precise, perché la mia gamba non andava bene, e non andava bene perché non avevo la mobilità del cervello, cioè ero completamente schizofrenico. Mio padre, che mi aveva dato quel calcio al ginocchio, quella mattina entrò ridendo. Entrò ridendo di tutto e di tutti, e se ne giovò del fatto che non potevo deambulare bene, e che non riuscivo a camminare. Non riuscivo a camminare perché non avevo la mobilità alle ginocchia. Preciso meglio: sono un inviato a un manicomio di cui presto non dirò il nome, e di cui non voglio svelare il nome, e questo è quello che è successo. E che succede a 100 mila ragazzi che ora, lo so ora, vengono considerati come rapiti. Vengono considerati come rapiti perché sono rapiti dalla mala o da chissà chi altro, e lo sono nel corso degli anni. Lo sono nel corso degli anni perché sono stati rapiti nel corso degli anni, e non possono fare altro che guardarsi attorno e cercare in un ospizio, o dentro casa, un alcova. Di solito vengono accolti dentro casa, e lì soggiornano per mesi e mesi. E per mesi e mesi ascoltano le critiche dei genitori falsi e dei dottori, psichiatri, che di solito sono conniventi. Conniventi nella maggior parte dei casi. E sono conniventi per davvero. E sono conniventi per davvero. Per davvero e per la maggior parte dei casi sono conniventi tutto il mese e tutto l’anno, e tutto il tempo che vi soggiornano. È questo quello che succede nei manicomi, che vi soggiorna la gente che non può stare al mondo, che non può stare perché rapita, ecco cosa succede nei manicomi, che vieni dichiarato schizofrenico perché non puoi stare dentro casa ad ascoltare le prediche degli altri, e che non puoi stare dentro casa ad ascoltare le critiche degli altri perché sei semplicemente fuori di famiglia, e fuori di famiglia per tutta la maggior parte del tempo. Per tutta la maggior parte del tempo perché sei rapito in tutto e per tutto, e sei rapito per davvero. Avere un pranzo con Pinochet non è da tutti, e io per prima cosa ho avuto un pranzo con Pinochet, che ha teso a dire che ero rapito per tutto e in tutto, che ero proprio rapito in tutto e per tutto e che ero rapito da quando ero piccolo.
Ma tanto era il mio sturbamento all’interno del manicomio, e tanti erano i farmaci, indescrivibili, che avevo preso, che il mio stato uditivo era obnubilato. Non ho mai visto nessuno prendere quella scarica di medicine, e nessuno mai, mi ha detto un altro dottore, ne ha mai prese. Ne ha mai prese perché nessuno di noi si è mai azzardato a tanto, e nessuno mai si è mai azzardato a tanto, a prenderne tante e tutte insieme. Ecco cosa è successo, che ne ho prese tante e tante insieme, e quel discorso mi sembrava così tanto ingenuo, e fuori da ogni senso, che non lo ho capito. Non lo ho capito perché il discorso che mi veniva posto era davvero fuori da ogni comando, e fuori da ogni comando sempre e comunque. E fuori da ogni comando per il gesto che mi veniva fatto. “Ci rincollano la mattina”, mi veniva detto il pomeriggio, ed era vero, era vero perché ci rincollano la mattina per davvero, e ci rincollano nella maniera più arzicocolata, a noi rapiti, per le botte che riceviamo, a casa del rapitore che fuori.
E la mia storia è così complicata che, in manicomio, se ne accorsero. Se ne accorsero perché, sotto ipnosi, parlavo altro, parlavo di mio padre e delle montagne del Montana, dove ero cresciuto. Ero cresciuto sopra le montagne del Montana perché era lì che soggiornavo, ed ero cresciuto lì perché era lì che soggiornavano tutti e che tutti avevano una loro specie. Avevano una loro specie perché tutti avevano una loro specie lontano da casa, e lontano dalla mia prole di casa. Ho figli, e tutto, ma non li posso vedere, perché appena li vedo ecco che li rapiscono tutti, e tutti mi deridono. E tutti pensano ad altro, perché è ad altro che vanno a pensare. Ecco che tutti deridono il mondo in cui abitavo, e in cui abito, ed ecco che tutti vogliono la mia casa. Tutti i rapitori, e tutti i rapiti fuori. Sembra strano, ma se sei rapito ti tolgono anche casa, e anche casa ti tolgono perché sei rapito e perché sei un rapito sui generis, cioè secondo loro nessuno si ricorda di te, e nessuno ti è venuto a cercare.
A nulla sono valse le ricerche dei miei genitori, e le ricerche dei miei amici concorrenti, e le ricerche di mio fratello per me “sorellina”, il fatto è che sono rapita, e sono l’ultimo rapimento di Pinochet, che con me eccome se lo ha fatto il simpatico, eccome se si è mostrato pravo e tutto il resto, eccome se si è mostrato simpatico agli occhi della gente. Ecco come si è mostrato agli occhi della gente, pravo, e senza dittongo. E senza alcuna forma di perversione nei miei confronti. Perché la forma di perversione nei miei confronti consisteva proprio nel dire che non avevo diritto a fare niente. Ad aprire una testata giornalistica, che poi ho aperto, ad aprire un testata che parlasse anche di me e di casi come il mio. Ad aprire una testata che mi raccontasse, perché ero una persona singolare a me stesso e volevo del mio. E cercavo del mio. Ecco cosa mi hanno detto, che cercavo del mio e lo stavo ottenendo. E lo stavo ottenendo nel migliore dei casi perché offrivo qualcosa agli altri, e offrivo qualcosa agli altri nel vero senso del termine, e cercavo con gli altri di sistemare le cose. E le sistemavo per bene e per conto mio e per conto di altri. Le sistemavo perché lavoravo e lavoravo in maniera non singolare o blasfema, ma lavoravo nel vero senso del termine, perché mi piaceva e perché era il mio ambiente. Il mio ambiente, insomma, era quello di sempre. Questa è la lettera di un “ragazzo”, dal manicomio, e questo è quello che è successo. È successo questo che vado raccontando, al bando le medicine e tutto il resto, che mi avevano cataclatizzato e cicratizzato la vita. Ecco quello che mi è successo aldilà di tutto e di tutti. Perché questo è quello che ho vissuto veramente. Ecco la mia ricerca dove mi ha portato. Aldilà del bene e del male.
Mark