Terrorismo e Asia, un continente da dimenticare. Eppure, quando si era giovani, si andava in Asia ad imparare tutto il mestiere di vivere e di crescere, che ci avrebbe appagato. Appagato per tutto e per tutti, in tutto e in tutti. Ecco allora che l’enorme continente che ci stava dentro, e dentro a noi guardava, ci guardava prima di tutto a tutti, e a tutti adocchiava. Ci guardavano di sottecchi i vari Pion Gyang, che occhieggiava, e gli altri duci che ci attorniavano. Erano duci potenti, e immacolati, come l’imperatore del Giappone, che ci guardava di sottecchi per vedere quali intenzioni potessimo avere. Era il potere di Pion Gyang quello che ci oscurava, e che oscurava il nostro diletto. E che oscurava il nostro diletto per piacere o per difetto, e perdonate il gioco di parole. Era proprio il coreano a impensierirci, e a farci pensare di piΓΉ alle nostre cose e ai nostri affari. Affari di gente, affari di popolo, affari di giornalismo. Ma, le bombe, ci sono arrivate anche da Pion Gyang? Certo che sΓ¬, che ci sono arrivate anche da lui, all’inizio della guerra Isis. Allora, Γ¨ ancora giusto parlare di Eurasia, oppure Γ¨ piΓΉ giusto parlare di continente Nero che viene spostato in Europa e di Continenti che vengono spostati da una galera all’altra del mondo. Ecco allora che il Bel Continente, il Vecchio Continente, viene a mancare, e viene a mancare un altro tassello di noi, che giochiamo ancora al destino, e alle carte. Eurasia, non ci avrai mai.