USA. Washington DC. 1967. An American young girl, Jan Rose KASMIR, confronts the American National Guard outside the Pentagon during the 1967 anti-Vietnam march. This march helped to turn public opinion against the US war in Vietnam.
USA. Washington DC. 1967. An American young girl, Jan Rose KASMIR, confronts the American National Guard outside the Pentagon during the 1967 anti-Vietnam march. This march helped to turn public opinion against the US war in Vietnam.
USA. New York City, NY. 2014. Cherries spilled on crosswalk.

CHE COS’È MAGNUM?

Una cooperativa di celebri fotografi, creata a Parigi e a New York nel 1947; un modello economico innovativo, che permetteva ai suoi membri di diventare proprietari delle immagini, un luogo di dibattito per approcci diversi e contrastanti. Per i settant’anni di Magnum sarebbe stato allettante raccogliere le immagini che raffigurassero la vita dell’agenzia. Ma non avrebbe fatto altro che avvalorare la superficialità del mito.

La storia è senza dubbio il miglior antidoto al mito. Per il progetto, era necessario che questa storia poggiasse certo su immagini, ma anche su parole. Perché il testo occupa in Magnum Photos un posto fondamentale. Dopo le prime conversazioni, è attraverso gli scambi epistolari che lo spirito dell’agenzia si è forgiato. Sono stati poi i contratti e gli appunti che hanno permesso di affinarlo o trasformarlo. Insomma, in Magnum la parola è di casa. Abbiamo rintracciato testi, interviste, lettere, appunti o racconti dei membri nei quali si tentava di definire lo spirito collettivo. Ecco il motivo del titolo Magnum Manifesto. Questi diversi documenti hanno l’ambizione di mostrare quali siano state le posizioni, etiche ed estetiche, dei fotografi dell’agenzia.

La storia dell’arte ha dimostrato che le opere hanno spesso due autori: l’artista e il suo contesto. Ed è vero anche per Magnum. Era quindi necessario accostare lo studio cronologico e tematico della cooperativa a quello delle grandi questioni che hanno segnato la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila: proponiamo quindi una storia incrociata. Insieme, i membri di Magnum hanno contribuito a dare forma alle evoluzioni culturali con il loro sguardo impegnato, ironico, critico e originale.

Questa mostra si spinge al di là del mito e inserisce l’agenzia in un contesto storico più ampio, grazie a un dettagliato lavoro di documentazione. I diversi orientamenti e approcci sviluppati nel corso degli anni sono presentati attraverso tre periodi principali:

PARTE PRIMA 1947-1968: Diritti e rovesci umani
PARTE SECONDA 1969-1989: Un inventario di differenze
PARTE TERZA 1990-2017: Storie della fine

La sezione finale, “Magnum è … “, accompagnata da una scelta della corrispondenza epistolare tra i membri dell’agenzia, dà voce ai fotografi e al personale dell’agenzia per tentare di definire il multiforme “Spirito Magnum”, plasmato dalle parole tanto quanto dalle immagini.

PARTE I: 1947 – 1968
DIRITTI E ROVESCI UMANI

Nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale si assiste a un radicale riassetto dello scenario geopolitico: la decolonizzazione, la progressiva affermazione degli Stati Uniti e dell’URSS come superpotenze, l’inizio della Guerra Fredda…
È nel contesto di questa tumultuosa ricostruzione che emerge una nuova forma di umanesimo, che si manifesta principalmente nel crescente numero di organismi di cooperazione internazionale come la NATO, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel 1948 l’ONU approva la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Stilato tra il 1946 e il 1948 – proprio negli anni in cui è fondata Magnum Photos – il documento proclama i medesimi valori di libertà, uguaglianza e dignità difesi dai membri dell’agenzia, tanto che non è raro ritrovare, nei molti testi che i fotografi scrissero all’epoca, le stesse parole utilizzate nella Dichiarazione Universale. Negli anni Cinquanta e Sessanta, gran parte dei loro progetti fotografici, individuali o collettivi, sono rivolti alla difesa del concetto di universalità e alla denuncia di qualunque tentativo di negarla.

PARTE II: 1969 – 1989
UN INVENTARIO DI DIVERSITÀ

Dopo le rivolte studentesche del 1968, gli anni Settanta sono caratterizzati da un edonismo generalizzato che culminerà nell’individualismo consumista degli anni Ottanta. In questi anni, i fotografi Magnum si ritrovano impegnati, più che in passato, in incarichi corporate e pubblicitari. Nel frattempo, però, si dedicano più a lungo anche a progetti personali, che spesso approdano alla pubblicazione di volumi che non sono solo raccolte di immagini, ma opere con una forte impronta autoriale. Nel corso di questi due decenni, il soggetto preferito dei fotografi dell’agenzia è la figura dell’altro: l’“alieno”, il “selvaggio”, il “malato”, il “folle”, l’“emarginato”. I fotografi si concentrano su quello che lo storico francese Paul Veyne chiama “l’inventario delle diversità”. Finora, hanno sempre ricercato le somiglianze tra esseri teoricamente uguali. Ora sono più interessati alle dissomiglianze. Tale attrazione per l’alterità continua a iscriversi in una ricerca dell’universalismo, che d’ora in avanti, però, si declinerà in un sottofondo implicito.

PARTE III: 1990 – 2017
STORIE DELLA FINE

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, negli anni Novanta e Duemila si assiste alla dissoluzione del comunismo. Favorito dallo sviluppo delle tecnologie digitali, un capitalismo disinibito trionfa in tutto il pianeta, e la globalizzazione si impone ovunque. All’interno di Magnum, questo fenomeno si traduce in un’espansione “culturale”, con un sostanziale aumento delle mostre e delle pubblicazioni. I fotografi “artisti”, finora in minoranza, assumono sempre più rilievo. Nel 1989, l’accademico statunitense Francis Fukuyama pubblica l’articolo “The End of History?”, un saggio controverso che enuncia il concetto di “fine della storia” come conclusione dello sviluppo socioculturale dell’umanità. Se il modernismo osservava tutto attraverso il prisma della novità, il postmodernismo sembra incapace di concepire qualsiasi cosa senza che ne sia stata prima decretata la fine. In questi due decenni, molti membri dell’agenzia si dedicano a fotografare tutto ciò che sembra stia per scomparire: il comunismo, le tecniche di pesca tradizionali, il Concorde, e persino la fotografia, con la chiusura delle fabbriche Kodak, documentata nell’ambito del progetto collettivo “Postcards from America”.
FORMATO: 24,5 x 29,5 cm
PAGINE: 416
FOTOGRAFIE: 510 ca. a colori e in bianco e nero
CONFEZIONE: cartonato con sovraccoperta in pvc
PREZZO: 69,00 euro
Il libro accompagna la mostra Magnum Manifesto esposta al Museo dell’Ara Pacis di Roma dal 7 febbraio al 3 giugno 2018

Contrasto pubblica Magnum Manifesto, il libro realizzato per celebrare il settantesimo anniversario della più grande agenzia fotogiornalistica al mondo, Magnum Photos. Un volume irrinunciabile le cui pagine gettano uno sguardo nuovo e approfondito sulla storia e sull’archivio dell’agenzia, analizzano il lavoro dei più importanti fotografi Magnum e permettono di comprendere per quale motivo la Magnum sia così diversa dalle altre realtà del mondo della fotografia, così unica e leggendaria.

Un autore Magnum deve saper comunicare, emozionare e al tempo stesso documentare la realtà. L’autore e curatore Clément Chéroux, aiutato da Clara Bouveresse, dimostra in questo libro come la Magnum Photos debba la sua eccellenza proprio a questa capacità dei fotografi membri di abbracciare sia l’arte che il giornalismo; la fotografia come creazione personale ma anche come testimonianza.

Il libro è suddiviso in tre parti: la prima osserva l’archivio di Magnum attraverso una lente umanista e si concentra su quegli ideali di libertà, uguaglianza, partecipazione e universalismo che emersero dopo la Seconda guerra mondiale nel mondo. La seconda mostra la frammentazione del mondo raccontata dai fotografi membri dell’agenzia tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, con uno sguardo particolare alle sottoculture, alle minoranze, agli esclusi. La terza, infine, segue le diverse forme espressive con cui gli interpreti di Magnum hanno catturato i mutamenti del mondo e i pericoli che lo minacciano.

Oltre a presentare i progetti individuali e collettivi realizzati nel corso degli anni, il libro raccoglie anche copertine di riviste, estratti di articoli di giornale e di libri, inserendo nel loro contesto creativo alcune tra le immagini più note al mondo. Arricchito da schede relative ai singoli autori, selezionati tra i novantuno membri di Magnum, da un’antologia di testi inediti e da una cronologia, Magnum Manifesto è un volume curato nei minimi dettagli, una raccolta fondamentale di immagini e testi.

“Magnum è un gruppo di fotogiornalisti eccezionali che viaggiano in tutto il mondo per fotografare avvenimenti storici” | “Magnum è un’organizzazione tenuta insieme da un’intangibile colla di sogni e speranze” | “Magnum è un’idea, un concentrato di tradizioni, uno stato emotivo” | “Magnum cambia e si rinnova costantemente” | “Magnum è un anacronismo, e dovrebbe fare di tutto per continuare a esserlo” | “Magnum è un paradosso” | “Magnum è un mito e un imbroglio” | “Magnum è il massimo” | “Magnum è una specie di miracolo fin dalla sua nascita” | “Magnum è una miniera di contraddizioni” | “Magnum è fotografia”.

(Citazioni di Inge Bondi, Wayne Miller, Clara Bouveresse, Lee Jones, John G. Morris, Antoine D’Agata, Marc Riboud, David Seymour, Clément Chéroux e Henri Cartier-Bresson).

Clément Chéroux è curatore per la fotografia presso il Museum of Modern Art di San Francisco. Storico della Fotografia, ha insegnato all’Università di Paris I, Paris VIII e all’École nationale supérieure de la photographie di Arles.
Clara Bouveresse è storica della Fotografia con una specializzazione in Storia dell’Arte presso l’Università di Parigi Panthéon-Sorbonne.

All’Ara Pacis.