FAUSTA GARAVINI

Il tappeto tunisino

La Nave di Teseo, Oceani, pag. 204, € 18,00

Il romanzo si apre sulla ferita di un grande amore finito: Cecilia si affaccia ai suoi settant’anni  con il dolore di aver perso da poco il marito Pierre. Allora compie un viaggio all’indietro, verso la Romagna, fino ad arrivare ad Alfonsine e a una splendida catena di figure di donne. Dalla nonna Caterina, figlia illegittima, alla madre Viitti, fino ad arrivare a lei, Cecilia. Caterina  ha un fratello molto più grande di lei, Antonio, ballerino alla Scala, che la porta a Milano. Proprio a teatro incontra il suo futuro marito, Virgilio, entusiasta sostenitore di Mussolini che cadrà ucciso dopo l’8 settembre. Ad Alfonsine gli anni di guerra trascorrono, per Caterina e Vitti, immersi in un mondo contadino, tra zii, cugini, cognati e parenti vari, una famiglia allargata che aiuta a superare i traumi della caduta del fascismo e della spietata guerra civile. Vitti rimane  incinta  subito  dopo la guerra e dà alla luce Cecilia, la cui vita attraversa l’Italia in fermento negli anni Sessanta e Settanta fino a imbattersi, durante un indimenticabile viaggio in Tunisia, in un tappeto, rosso come la passione che l’accende per l’archeologo Pierre.

Come spesso succede nei romanzi di Fausta Garavini, le sue eroine sono anche gli occhi attraverso cui è vista la Storia, e la loro visione limpida e priva di ideologie racconta un’altra verità. Con Il tappeto tunisino siamo totalmente fuori dal mito della Resistenza, e siamo nel mondo reale di un’Italia pronta a indossare qualsiasi camicia, talvolta anche una sopra l’altra, pur di esercitare un piccolo potere.

 

Fausta Garavini, studiosa di letteratura francese,ha insegnato presso l’Università di Firenze. È autrice della traduzione integrale dei Saggi di Montaigne e di una vasta produzione critica. Dal 1972 è redattrice di “Paragone” e ha collaborato con altre riviste tra cui “Nuovi Argomenti” e “Littérature”. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Gli occhi dei pavoni (1979, PremioMondello per la migliore opera prima), Diletta Costanza (1996, finalista al Premio Viareggio), Uffizio delle tenebre (1998), In nome dell’Imperatore (2008, finalista al Premio Viareggio e al Premio Bagutta), Diario delle solitudini (2011, Premio Vittorini), Storie di donne(2012, finalista al Bagutta), Le vite di Monsù Desiderio (2014, Premio Campiello  – Selezione  giuria dei letterati, Premio Manzoni per il romanzo storico). Per l’insieme della sua attività ha ricevuto il Premio Tarquinia-Cardarelli 2014. Per La nave di Teseo ha curato i Racconti ritrovati di Anna Banti (2017).