in libreria il 27 settembre

Anna Banti, Natalia Ginzburg, Alba De Céspedes, Fausta Cialente, Sibilla Aleramo, Maria Bellonci, Paola Masino, Marise Ferro hanno messo le loro parole al servizio della lotta – non armata – per l’uguaglianza.

Un lavoro documentato, narrato in forma di cronaca, ma con ampi stralci di analisi letteraria, del ruolo che le scrittrici italiane hanno svolto durante la guerra, la Resistenza e nell’immediato dopoguerra, in opposizione al fascismo prima e per l’emancipazione della condizione femminile poi. Attraverso le loro opere, di cui le più importanti sono qui rilette anche in una prospettiva politica, sociale, psicologica, ma anche attraverso un’intensa attività pubblicistica con tutti i mezzi a disposizione: radio, riviste, giornali.

Valeria Babini di formazione filosofica, ha insegnato Storia della scienza e Storia della Psicologia presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna. Il tema della diversità è stato il filo rosso che l’ha guidata nel suo lavoro di ricerca storica, particolarmente dedicata alla psichiatria e all’antropologia italiana e francese, su cui ha scritto numerosi saggi e monografie. Fin dai primi anni Ottanta ha condotto ricerche storiche che incrociavano la storia della scienza con la prospettiva di genere.

 

 

 

Caro Scott, carissima Zelda
a cura di Cathy W. Barks e Jackson RBryer
traduzione di Marina Premoli
pag. 260 €18,00
in libreria 25 ottobre 2018

 

«Questa raccolta è il commovente ritratto di una storia d’amore profonda e complessa, lunga vent’anni.» PUBLISHERS WEEKLY

Scott Fitzgerald conobbe Zelda Sayre nei mesi conclusivi della Prima guerra mondiale, quando lui era di stanza vicino a Montgomery, Alabama. Innamoratisi l’uno dell’altra, si sposarono presto. Scott mise subito in atto un’ambiziosa campagna per diventare «uno dei più grandi scrittori mai vissuti»; e Zelda, non paga di essere soltanto una musa, cominciò a studiare per diventare ballerina. Nel frattempo, viaggiarono, fecero baldoria, si ubriacarono, i loro nomi erano su tutti i giornali. Si scrissero continuamente. Questa raccolta di lettere segue il percorso del loro matrimonio, dal romanzo da favola fino alla separazione finale, risultato dell’alcolismo di Scott e della discesa di Zelda nella malattia mentale. Barks e Bryer, i curatori dell’opera, hanno aggiunto appunti e note alla corrispondenza, arricchendola di informazioni utili e importanti. Forse il matrimonio dei Fitzgerald era segnato dall’inizio, a causa delle rispettive patologie. Nonostante l’alcolismo e gli alti e bassi di lui, la malattia mentale e il ricovero di lei, la devozione reciproca tra Scott e Zelda durò per più di vent’anni.

CATHY W. BARKS insegna Letteratura americana presso l’Università del Maryland

JACKSON R. BRYER è professore emerito di Inglese all’Università del Maryland

 

 

 

 

Angela Rohr
Lager
traduzione di Francesca Gabelli

pag. 350 € 18,00
in libreria 25 ottobre 2018

 

Il nome di Angela Rohr appartiene al firmamento del terrore e della bellezza andando ad aggiungersi ai nomi di Franz Kafka e Primo Levi, Jorge Semprum e Varlam Salamov.

DER SPIEGEL

Nei primi anni Quaranta del secolo scorso, Angela Rohr – scrittrice, giornalista e medico – viveva a Mosca con il marito quando, con la dichiarazione di guerra da parte della Germania all’Unione Sovietica, venne arrestata, in quanto di etnia tedesca, e mandata in un gulag siberiano. Sedici anni dopo – e quattro anni dopo la morte di Stalin – fu riabilitata e trascorse il resto della sua vita nella capitale russa. Lager narra gli eventi di cui l’autrice fu testimone e che visse in prima persona. I punti di partenza sono la sua stessa fame e malattia, anche se Rohr sposta subito l’attenzione sulle difficoltà dei pazienti, cercando per tutto il romanzo di trovare un equilibrio tra la preoccupazione per i prigionieri del campo e la sua sofferenza personale. La sua missione consiste nel lottare per la vita dei malati affidati alle sue cure: è costretta a spingersi sino al limite dell’esaurimento fisico e psichico per salvarli e per resistere all’efferatezza del regime, che descrive nei minimi dettagli. Rohr descrive tutte le morti immaginabili e non immaginabili accadute nel campo, giungendo alla conclusione che persino le cose più terribili e improbabili finiscono per accadere.

Nata nel 1890 a Znojmo (oggi Repubblica Ceca), Angela Rohr, lascia la famiglia a diciassette anni. Fece parte del movimento Dadaista, fu amica di Rilke e Freud, scrisse numerosi testi di prosa espressionista e si sposò diverse volte. Nel 1925 si recò a Mosca con il marito, dove fu poi arrestata nel 1941 e condannata a cinque anni di gulag, prima di essere mandata in esilio. Assolta da tutte le accuse nel 1957, tornò a Mosca, dove morì nel 1985.

 

 

 

Kinta Beevor
Un’infanzia in Toscana
Traduzione di M. Paola Carnevali Noli
pag. 250 € 18,00

in libreria 31 ottobre 2018

 

«Lirico e arguto, Un’infanzia in Toscana fa rivivere lo splendore senza tempo dell’Italia.» Publishers Weekly

Luminoso memoriale di un’infanzia idilliaca in un incantato castello toscano tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, in questa preziosa biografia, l’autrice ricorda l’infanzia trascorsa in Toscana con i genitori, due britannici bohémien. Tanti sono gli episodi interessanti che le tornano alla mente: i genitori, un artista e una scrittrice, si trasferirono in un remoto castello (Fortezza della Brunella) nella campagna di Aulla nel 1905. In seguito, nel 1927, ereditarono da una zia della madre di lei una villa nei pressi di Firenze, a Fiesole, località che avevano visitato spesso e dove poi traslocarono. Nelle sue storie emerge tutto il fascino delle cene nel giardino sul tetto del castello, del passeggiare per il mercato dei contadini con le bancarelle di zoccoli di legno e di vasi di terracotta. Descrive con piacere le tradizioni locali, come l’utilizzo del finocchio per curare le coliche e quello dell’aglio per tenere a bada le zanzare. La storia continua con l’affermarsi del Fascismo e della fuga precipitosa dall’Italia nel 1940. Negli anni Ottanta, Beevor tornò al castello con il figlio, per ripercorrere le tracce di un’infanzia incantata.

KINTA BEEVOR è nata nel 1911. Trascorse cinque anni della sua infanzia in Toscana. Quando nel 1921 fu mandata in collegio in Inghilterra, parlava fluentemente l’italiano e sapeva a malapena leggere e scrivere in inglese. Il figlio, Antony Beevor, è un importante storico. Un’infanzia in Toscana è l’unico libro scritto da Kinta Beevor. È morta a Canterbury nel 1995.

 

 

Henry Farrell
Una splendida figliola come me
traduzione Sergio Claudio Perroni
pag. 350 € 20,00
in libreria il 31 ottobre

 

Nato in Portogallo e vissuto negli Stati Uniti, Farrell è uno scrittore molto amato dai registi: Robert Aldrich adattò per il cinema Che fine ha fatto Baby Jane e Piano piano dolce Carlotta. Questa è la sua commedia noir più riuscita: Una bella figliola come me, che fu portata sul grande schermo da Truffaut nel 1972. Condannata per omicidio a 19 anni, Camilla Bliss marcisce in prigione da due anni, quando Carter Everett, un professore di sociologia, si interessa al suo caso e ricostruisce il suo passato. Inizia così una serie di conversazioni fra il professore e la criminale, durante i quali quest’ultima racconta la sua storia. Dalla più tenera età, Camilla, che sognava di diventare una cantante, ha usato la sua capacità di seduzione per manipolare un gran numero di uomini. Ma ha avuto sfortuna: si è vista accusata di un omicidio che non aveva commesso. Soggiogato dalla confessione della sua interlocutrice, Carter Everett riesce a farla liberare e, innamoratosi di lei, tenta di sedurla.

Henry Farrell nato in California, è autore di un centinaio di racconti, romanzi, serie tv e sceneggiature cinematografiche, tra le quali Che fine ha fatto Baby Jane? e Una splendida figliola come me, portato al cinema da François Truffaut con il titolo ’Mica scema la ragazza’.