Janette e i bambini. Era amore. E sono ironica. Mercio e commercio. Il gesto più carino che potesse fargli era una accettata in testa. Era amore. Tutti erano esposti al pubblico lubridio mentre lei era presidente della Camera francese. Il Paese era in lutto. E qualcuno comincio’ a dire che il vestito 👗 di premiere dame era un abito da lutto. Erano tutte vestite allora stesso modo, ed era una sfilata continua. Ma Janette, Giacinta, visto che aveva cominciato a cambiare nome perché da signorotta era diventata regina e poi principessa e infine presidente della Camera Francese, era il massimo. Era il massimo perché ci ha squartati tutti tutto a un botto. Cioè le scene erano due. In una ci squartava, nell’altra diventava presidente della Camera Francese. Allora qualcuno comincio’ a correggerla, perché eravamo tutti in finestra, vuoi la crisi vuoi la curiosità, (perché alla fine il voyeurismo per ironia entra in gioco, ci si diverte e si ride se si è tutto insieme sulla stessa barca). E iniziammo a dire che forse era presidente della Camera nigeriana, vista l’accetta, il coltellaccio e la sciabolona. E invece niente, per lei era un lavoro meticoloso (era una vera carrierista in quel campo, Giacinta ha il secondo asilo, per diventare presidente della Camera francese evidentemente si era trasformata in qualcosa tipo Superman, ed è evidente che era una menzogna, ecco perché ne ridevamo, presidente era un altro). Ma andiamo avanti, la scena è proseguita per 11 anni finché non sono comparse le sue foto in galera con i capelli luridi e i piedini nigeriani in posa sulle riviste patinate proprio per il lavaggio dei piedi per cui era stata in galera per 7 anni e purtroppo stava uscendo di galera. Questa è la mia storia, all’accetta diceva il padrino c’è poco da fare, e c’erano pure i colpi di fucilaccio che non risparmiava, e che fucilaccio. Sembrava avete visto tipo quei titoli di giornale “nigeriano impazzito alla frontiera spara col pacco contro i passanti indenni”? Bene, i passanti indenni eravamo noi, ahimè. E manco fosse stata bianca, questa è una negrona tutta canguronu e giaguaroni. Certe volte in mimetica con le truppe nogerianone, e alta alta e grossa grossa. Colpi di mira e fucilaccio, bombe da savana (e che buce) scimitarra e fucile. Colpi destri e colpi dritti, e che fucilate ragazzi, neanche lo zio Tom in tempi di guerra al cotone. Ecco cosa sembrava, uno zio Tom i parrucca, alta alta e grossa grossa, e Signora. Signora con la “S” maiuscola, e poi regina, e signorona, e che Signora. Sembra quello con il cappellaccio che per assimosi mi hanno fatto intervistare e reintervistare centinaia di volte, defunto ora credo, che entra nel museo israelitico di Bruxelles e da’ quattro colpi di fucilaccio agli ebrei. Con il cappellaccio e la scimitarra, e che botte, diremmo delle bottaccio, ecco cosa diremmo. Sembrava il cecchino nazista sui tetti di Londra, che mirava agli ebrei, e che caccia signori. Era la caccia al Leone, si’ solo che la Savana erra Roma, l’Italia e la Francia 🇫🇷. Ai gigli a a dare delle lezioni di Savana e deserto dei tartari ai Jasmina, che diremmo Giacinta. Fu tutto un masso è un ammasso di cose, e che colpacci per D., direbbe Calamity Jane il vecchio. Questa è la storia di oggi, e di questo sito ne è l’editoriale. Mai fidarsi delle Regine se non portano le mutande.