Roma, 27 ottobre 2018 – Si è  svolta oggi presso la sede legale dell’Unione Buddhista italiana (U.B.I.), in vicolo dei Serpenti 4/a, la Conferenza di presentazionedel Ven. Ghesce Dorji Wangchuk,  nuovo Lama residente nella città di Roma enuovo Direttore Spirituale dell’Istituto Samantabhadra, storico centro buddhista della capitale di tradizione Mahayana. Tema dell’incontro con il pubblico: “ La responsabilità universale come chiave della sopravvivenza umana secondo l’ottica del Buddhismo”.

Sono intervenuti Stefania Sabbatini, Presidente dell’Istituto Samantabhadra e Giorgio Raspa, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana.

Giorgio Raspa ha dichiarato: “Siamo contenti di ospitare questa iniziativa perché dopo la scomparsa del Ven. Ghesce Thubten Dargye, avvenuta nel dicembre dello scorso anno, abbiamo finalmente un nuovo Lama residente, il Ven. Ghesce Dorji Wangchuk che lo ha sostituito ed è ora il rappresentante del buddhismo tibetano a Roma. Per chi pratica la “via del Dharma” è importante focalizzare l’attenzione sulla responsabilità universale; soprattutto in un momento in cui l’Italia è in una fase di transizione e spesso i valori etici sono riconosciuti come semplice “sfondo” e non come una motivazione ad agire. Da questo punto di vista possiamo orgogliosamente considerarci dei veri e propri centri di resistenza sociale nel nostro Paese, in quanto teniamo alta la bandiera del Buddhismo che è bandiera di azione responsabile. E questo impegno non possiamo portarlo avanti senza  maestri così importanti che ci lasciano insegnamenti preziosi per il nostro cammino spirituale”.

 

Lama Dorji Wangchuck: “Sono contento di essere qui in Italia perché questo è un paese ricco di cultura, di letteratura ed ha una storia molto importante alle sue spalle. Possiamo trovare un’interconnessione tra la realtà quotidiana e la nostra interiorità perché la nostra realtà interiore si riflette nelle azioni e se utilizziamo i “tre gioielli della mente”, ovvero la compassione, l’amore altruistico e il pensiero straordinario, prima attraverso la riflessione e poi attraverso l’azione, possiamo cogliere dei buoni frutti. (…) Il lavoro su noi stessi, sulla nostra mente determina la natura delle relazioni interpersonali ma anche il funzionamento di una società e quindi se un’azione individuale è consapevole e se determinati valori si diffondono ampiamente, essi andranno a modificare l’azione di un intero popolo e  condurranno alla pace.

Questi tre aspetti fondamentali  regolano una condotta morale consapevole che riguarda tutti noi, monaci e laici. La conoscenza è fondamentale per un’azione consapevole. Senza la consapevolezza non sappiamo distinguere le azioni positive da quelle negative e ciò vale anche per il rapporto con l’ambiente: senza consapevolezza finiamo infatti per distruggere l’ambiente che ci circonda e ciò influisce profondamente anche sulla nostra salute fisica. La visione consapevole si manifesta quando prendiamo in considerazione la totalità degli esseri senzienti e l’ambiente in cui viviamo, uscendo per un attimo dal nostro individualismo. Bisogna considerare che ogni scelta, ogni indirizzo politico che riguarda la realtà esterna si riflette sulle condizioni di coloro che vivono su questo pianeta; pensiamo all’insorgere di certe malattie causate dall’inquinamento, dal non rispetto per l’ambiente. Noi siamo interconnessi gli uni con gli altri e con la realtà che ci circonda; la nostra origine è interdipendente e  in quanto esseri umani abbiamo l’obbligo di rispettare e di proteggere la flora e la fauna del pianeta.

Se siamo consapevoli della realtà contemporanea, delle guerre in atto e  della sofferenza provata dalla maggior parte della popolazione, se  siamo anche consapevoli che nulla ci distingue gli uni dagli altri, allora dobbiamo cercare di trasformare queste riflessioni da un livello astratto ad un agire concreto, al fine di liberarci da questa sofferenza.

 

Ci sono molte storie che mettono in atto questa visione come quelle raccontate  dai maestri kadampa del passato: in particolare si narra di un eremo abitato da creature malvagie  prima che arrivassero i saggi. Quando un maestro mise piede su quel luogo, dopo attenta riflessione, comprese le reali condizioni di quegli esseri “non umani”  e capì allora di dover agire con saggezza per il benessere di tutti coloro che vi abitavano. In termini generali gli ostacoli che ci circondano sono determinati dal luogo in cui viviamo e  da chi lo abita; e dunque il miglioramento delle nostre condizioni di vita si fonda sostanzialmente sul rispetto e sulla tutela dell’ambiente”.

 

 

Ghesce Dorji Wangchuck è nato il 15 giugno 1966 in Bhutan, un paese situato tra il Tibet e l’India. All’età di 10 anni è entrato in un monastero chiamato Rigsum nel Bhutan orientale dove ha iniziato gli studi di buddhismo ed un training di medicina tibetana di 8 anni. Si è laureato in medicina tibetana all’età di 18 anni. Nel 1985 entra nel monastero di Gaden Jangtse a Mundgod (Karnataka, India del sud) dove ha studiato filosofia buddhista, le arti ed i rituali per 20 anni fino all’ottenimento del titolo di Ghesce nel 2004. Successivamente è entrato al monastero tantrico Gyudmed, completando con successo gli studi tantrici fino all’ottenimento del titolo di Ngarampa, nel 2006. Contemporaneamente al suo allenamento monastico ha ricevuto numerosi insegnamenti buddhisti provenienti da diversi insegnanti di tutte le scuole del buddhismo tibetano. Durante tutta la sua formazione religiosa ha esercitato la sua professione di terapeuta, trattando migliaia di pazienti in patria e all’estero. Per 9 anni ha ricoperto il ruolo di direttore e medico del Tibetan Medical Center al monastero Gaden Jangtse in India. Da settembre 2018 è il nuovo Maestro residente dell’Istituto Samantabhadra.

L’Istituto Samantabhadra è un Centro per lo studio e la pratica del Buddhismo Mahayana di tradizione tibetana Gelugpa. Fu fondato nel 1981 dal Ven. Maestro Ghesce Jampel Senghe discepolo diretto del grande Lama Papongka Rimpoce. Dopo la sua scomparsa nel 1981, divenne Tutore Spirituale del Centro Dagpo Rimpoce, che vive attualmente a Parigi dove ha insegnato per lunghi anni all’Università della Sorbona.

Nel 1985 invitato dai soci del Centro che desideravano avere un Maestro Residente, giunse in Italia su indicazione espressa di S.S. Ling Rimpoce (tutore maggiore di S. S. Il XIV Dalai Lama), il Ven. Ghesce Sonam Cianciub. Dal 2008 al 2017 l’Istituto è stato guidato dal Ven. Ghesce Thubten Dargye, il primo monaco a essere ordinato in India nel 1960, dopo la fallita rivolta tibetana nel 1959 e l’arrivo nell’esilio indiano di S.S. il Dalai Lama e di molti altri grandi Maestri.

Da settembre 2018 il Ven. Ghesce Dorji Wangchuk 2018 è il nuovo Maestro  residente dell’Istituto Samantabhadra di Roma.

L’Istituto organizza corsi e insegnamenti, anche di Maestri di altre tradizioni buddhiste ed è aperto ad incontri interreligiosi per promuovere la pace e la convivenza pacifica tra i popoli. L’Istituto Samantabhadra si prefigge inoltre di svolgere un’attività di ‘Istituto di cultura tibetana’ per preservare e tramandare nella loro integrità gli originali aspetti della millenaria cultura del Tibet; vengono infatti organizzati in sede o in ubicazioni esterne, corsi di lingua tibetana, yoga, meditazioni, musica, conferenze, mostre, eventi, interventi didattici, in collaborazione con istituzioni pubbliche, private ed associazioni culturali.

Membro fondatore dell’U.B.I. (Unione Buddhista Italiana). Il centro non ha fini di lucro e si sostiene unicamente con le donazioni e le quote degli associati.

 

 

L’Unione Buddhista Italiana (U.B.I.) è stata fondata a Milano nel 1985 da centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentivano la necessità di unirsi e cooperare, come era già accaduto in altri paesi europei (Francia, Germania, Austria, Olanda, Spagna, ecc.).

 

L’U.B.I. è nata con lo scopo di rispondere alle richieste sempre più numerose degli italiani interessati al buddhismo per aiutare la conoscenza degli insegnamenti del Buddha secondo le varie tradizioni, per sviluppare le relazioni tra i vari centri esistenti in Italia, per stabilire relazioni ufficiali con lo Stato italiano tramite la firma dell’Intesa, come richiesto dall’articolo 8 della Costituzione, per tutelare i diritti dei praticanti, siano essi cittadini italiani che buddhisti provenienti dai paesi asiatici e residenti nel nostro paese.

 

È stata riconosciuta come Ente Religioso con personalità giuridica nel gennaio 1991, riunisce i 48 tra i maggiori centri italiani e i loro affiliati, ha sede amministrativa a Roma ed è associata all’Unione Buddhista Europea. Attualmente si stima che i praticanti buddhisti italiani siano circa 50.000 a cui si possono aggiungere altre 10.000 persone che saltuariamente frequentano centri e partecipano ad insegnamenti ed altri 10.000 di provenienza extracomunitaria.

L’U.B.I. è guidata da un Presidente che dura in carica tre anni, coadiuvato da un Consiglio Direttivo in cui sono rappresentate tutte le tradizioni buddhiste presenti in Italia.

L’11 dicembre 2012 – La Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha approvato l’INTESA stipulata dal governo con l’Unione Buddhista Italiana. Con questo atto si è concluso il lungo iter per il riconoscimento istituzionale del buddhismo nel nostro paese.

Sito web U.B.I.: http://www.buddhismo.it/