Federica Guiato, Oltre la siepe, cosa racconta questo libro?
É una di quelle storie che si fa prima a leggere che a raccontare, un incrocio di vite e destini, uno di quei
viaggi in cui serve perdersi un po’ per ritrovarsi.
Cosa ama dei suoi libri?
In realtà ho scritto solamente questo, ma voglio sperare che questa domanda sia di buon auspicio, dal momento che la mia mente brulica ancora di idee e di un gruppetto di “personaggi in cerca d’autore”, se posso permettermi il lusso della citazione.
Di questo libro amo profondamente il fatto che è vero, non strettamente nella trama, né necessariamente nei personaggi che la animano, ma è frutto di un’esperienza che mi ha fatto lavorare, sudare, piangere di dolore e di gioia in momenti diversi. Il libro nasce da un progetto teatrale che ho sentito germogliare dentro di me, un progetto che ho voluto e difeso strenuamente, per il quale ho dovuto sostenere sacrifici e che, sebbene indirettamente, ha apportato cambiamenti importanti nella mia quotidianità, non necessariamente previsti né cercati, ma comunque avvenuti.
Quindi amo questo libro perché ho scelto di nutrirlo ad ogni costo con qualcosa di me, fino al punto in cui ha iniziato praticamente a scriversi da sé, un po’ come un bimbo che un bel giorno muove i suoi primi passi senza bisogno di essere sorretto, quando meno te l’aspetti.
Cosa ama della Letteratura?
La amo così tanto che questa domanda mi emoziona, mi fa brillare gli occhi e morire le parole sulle labbra. Credo che ciò che provo si possa sintetizzare più o meno così: è una porta magica varcata la quale si ha la possibilità di “incontrare” interlocutori preziosi, al di là dei limiti del tempo, oltre i confini angusti di un’esistenza solo materiale. Alcuni incontri hanno poi il potere di trasformarci profondamente e regalarci compagni di viaggio dei quali poi non possiamo più fare a meno. La letteratura può rappresentare un rifugio, una frontiera sempre nuova da superare, un viaggio anche dentro di sé.
Cosa le chiedono i suoi lettori?
La domanda più frequente riguarda certamente le fonti di ispirazione, i riferimenti alla mia vita e a me stessa, alcuni dubbi interpretativi sui punti volutamente meno definiti. Del resto quando scrivo, contrariamente a quando parlo, sono delicata, amo accennare e ritirarmi, con discrezione.
Cosa le chiedono i suoi fan?
Fan è una parola grossa… ma chi ha voluto dedicare del tempo alla lettura di questa storia mi ha spesso chiesto: “Ma allora quella sei tu? Dai! Ammettilo!”; io allora sorrido e abbasso gli occhi.
Cosa ama del mare?
I tramonti, fin da bambina mi facevano traboccare il cuore di un sentimento indefinito, sospeso fra nostalgia e ansia di scoperta.
Poi la notte, sempre, ovunque, ma al mare profuma ancora di più di vastità, purché naturalmente sia lontano quasi da tutto, come ad esempio al faro in cui ho alloggiato la scorsa estate; vedere il cielo

accendersi della sua luce intermittente e delle stelle, vivide come non le avevo viste mai… beh, mi ha dato la sensazione di avere trovato qualcosa che inseguivo da sempre.
E poi le barche, soprattutto a vela… ed il progetto di prendere prima o poi la patente nautica.
E della montagna?
Con mio padre da ragazza ho percorso molti sentieri e qualche via ferrata. Amo la solitudine ed il silenzio delle cime, dove non arriva più nemmeno la vegetazione, quella solitudine che però non sa di vuoto, ma di una sua particolare ed indicibile pienezza.
E poi della montagna amo gli inverni, specialmente alle soglie del Natale. Amo la neve, sia quando fiocca e ammanta ogni cosa durante una notte silenziosa, sia quando vortica furiosamente e ti ricorda che devi affrettarti a scendere con gli sci, perché la montagna ed il bosco, forse, meritano il rispetto di alcuni momenti senza alcuna presenza umana.
Cosa la spinge a scrivere?
Il bisogno di dare vita a qualcosa o qualcuno che sento intrappolato nei miei pensieri o giù di lì, come le figure nel blocco di marmo, in attesa della mano dello scultore per respirare.
Pirandello diceva del resto che la vita o si vive o si scrive… come dargli torto? Le parole possono creare una sorta di cerchio magico all’interno del quale molte cose che desideriamo, temiamo, ricordiamo trovano diritto all’esistenza, resistendo alla corruzione del tempo o all’oppressione di ogni tabù.
Cosa ama della città di Roma?
Da piccola ricordo che avevo paura dei treni, non so dire esattamente perché. Ora di Roma mi piace soprattutto il fatto che mi sembra sempre vicina e raggiungibile, a volte senza nemmeno bisogno di imboccare il sottopassaggio. Mi piace pensare che per una distrazione, un impulso involontario… potrei salire su quel treno rosso che ora non mi fa più paura, godermi un bel viaggio che in poche ore mi porterebbe ad assaporare un clima più mite, la bellezza e la magnificenza di una storia che sembra ancora palpitante, un bel piatto di carciofi alla Giudia ed un calice di rosso dei Castelli romani.
Ma più di ogni altra cosa potrei godermi l’accento inconfondibile della parlata, il colore ed il calore delle voci e delle espressioni al di sotto della linea, ben nota ai linguisti, Massa Senigallia, quel confine invisibile, eppure estremamente tangibile, tra il nord e quel centro Italia che adoro.
Cosa ama dei giovani d’oggi?
Le battute che fanno, gli scherzi, quelli belli, quando li spio mentre si prendono in giro amichevolmente, soprattutto i ragazzi. E poi mi piacciono gli estremismi, l’assolutismo di cui talvolta sono capaci più di noi, nell’amore, negli ideali, nell’andare contro magari solo per partito preso.
Non credo sia vuota retorica se dico che sono più autentici, perché sono spesso più omologati, anche consapevolmente a differenza degli adulti, su aspetti in fondo futili come il modo di vestire o portare i capelli, ma hanno il coraggio dell’unicità nelle scelte che contano. Da adulti a volte le proporzioni si invertono, di conseguenza si abbandona la partita se si alza troppo la posta in gioco.

Cosa le chiedono di scrivere? Le è mai capitato?
Soprattutto copioni teatrali, a livello amatoriale ben inteso… e poi un po’ di tutto, dagli articoli ai discorsi alle relazioni… ”tu che sei brava con le parole”… non nascondo che sentirmi dire così mi irrita un po’, forse perché temo possa implicare una scissione netta fra il piano delle parole e quello della realtà, fra l’apparire e l’essere, col rischio ovviamente di svalutare sia la forma che la sostanza.
Cosa ama del suo mestiere?
Non posso parlare del mestiere di scrittrice perché non lo svolgo certo a tempo pieno. Mi esprimerò quindi riguardo a ciò che faccio oppure ho fatto per la maggior parte del tempo. Sono stata titolare di una piccola boutique e faccio da vent’anni l’insegnante. In entrambi i casi l’aspetto più affascinante ha a che vedere con lo spazio dato alla creatività, con la ricerca, la cura, la condivisione di ciò che è bello, semplicemente bello. E poi ho apprezzato le occasioni di confronto, anche scontro, sui principi di natura etica, la comprensione della necessità di sapersi mettere in discussione e di trovare il coraggio di difendere dei principi, primi fra tutti i valori della coerenza e dell’onestà e la volontà di perseguire un fine superiore al mero interesse personale e particolare.
Cosa ama del gossip?
Ho paura di non amarne nulla. Credo piuttosto di temere, probabilmente in maniera indebita, il rischio per chi ne abusa di vivere una vita non pienamente propria, spesa all’ombra di qualcuno da emulare o invidiare senza che lo si conosca realmente.
Il rovescio della medaglia è poi naturalmente che anche il vip in questione possa sentirsi ingabbiato in uno stereotipo come le Marilyn di Andy Warhol… ma forse quello dell’identità e della coscienza di sé è un problema più antico del gossip, al quale non può perciò essere imputato.
Quali quotidiani legge più spesso?
Se devo essere sincera non leggo alcun quotidiano, un po’ per l’incapacità di tollerare l’esibizione del dolore nei fatti di cronaca, un po’ perché ho maturato il preconcetto che ogni testata proponga una versione della stessa realtà piegata, venduta/svenduta ad un’ideologia. Del resto sarebbe a dir poco presuntuoso anche solo pensare di poter elaborare una lettura totalmente autonoma di ciò che accade, ancora più un’utopia sarebbe poi il ritenere una supposta lettura autonoma anche autentica ed obiettiva. Quindi, un po’ pigramente, ho scelto di sospendere per quanto possibile la mia interpretazione dell’attualità per rifugiarmi nella dimensione sempre attuale, ma al contempo mai presente, dei libri.
Quale è la sua rivista preferita?
Non posso dire di avere una rivista preferita, fatta eccezione per alcune riviste scientifiche molto settoriali. Non nego tuttavia che le pagine patinate dell’intramontabile Vogue abbiano comunque un fascino indiscutibile, soprattutto per chi, come me, ha lavorato nel settore della moda ed è appassionato di fotografia. Trovo sempre molto interessanti gli scatti delle campagne pubblicitarie delle grandi firme, mi soffermo a lungo ad elaborarne il mood, il contesto scelto, il viso della modella (che amo immaginare anche prima del make up e dell’acconciatura); in alcuni casi rimango davvero molto colpita da idee che devo proprio riconoscere geniali ed efficaci sul piano comunicativo.

Quale è il suo libro preferito?
C’è un libro che mi ha profondamente colpita e che, anche a distanza di anni, continua a mantenere vivo il suo ricordo in me: Jude the obscure di Thomas Hardy. In alcuni passaggi (penso soprattutto al personaggio a tratti inquietante del Piccolo Padre Tempo) mi ha turbata al punto di togliermi il sonno. In altri mi ha dato la conferma, per certi versi anche rassicurante, di una giustizia insita nell’ordine naturale delle cose, una giustizia che non è riposta certo nelle rigide convenzioni sociali, ma che risiede nella profondità delle intenzioni e che alla fine rende a ciascuno quanto ha realmente investito, soprattutto in termini di autoconsapevolezza.
Quale è il suo mestiere preferito?
Non parlerò a questo proposito di sogni, ma di un’esigenza che sento letteralmente gridare dentro di me. Credo ancora che ogni persona dovrebbe avere il diritto se non altro di immaginare un lavoro del quale sia realmente responsabile, almeno per quanto di sua competenza.
In troppi casi oggi anche gli aspetti più elementari in cui viene “sezionata” una professionalità si rimettono al potere impersonale della normativa e della burocrazia, devono sottostare ai meccanismi fin troppo rigidi del controllo e del merito o della colpa parimenti ed iniquamente diffusi. Dati questi presupposti risulta spesso difficile ricavarne soddisfazione o investirvi le proprie risorse in maniera autentica.
Credo che ci sia bisogno di lottare contro una depersonalizzazione del nostro lavoro e soprattutto per una reale parità di accesso alle opportunità, anzitutto di scegliere un progetto di vita che ci rispecchi e ci possa appartenere.
Fa la scrittrice a tempo pieno? Purtroppo no, ma sarebbe molto bello.
Come è avvenuto l’incontro con il Torchio?
Tramite conoscenti che mi hanno opportunamente indirizzata all’incontro con professionisti che hanno saputo farmi sentire accolta e compresa pienamente.
Quale sarà il suo prossimo libro?
Per me è molto più semplice dire quale sarà il prossimo libro che leggerò. Soprattutto in questo settore ritengo di avere molte più cose da ascoltare che da dire. Tuttavia, sarebbe o sarà in ogni caso una storia che in qualche misura mi appartiene perché anche le emozioni o le fantasticherie richiedono una buona dose di esperienza!
Dove la possono incontrare i lettori?
La mia casa editrice sta organizzando incontri in luoghi e sedi al di sopra delle mie aspettative. Il primo incontro avrà luogo a Recanati, esattamente dove il libro è stato concepito, assieme alle passioni che hanno animato i miei propositi più impegnativi, ma anche maggiormente in linea con la mia vera natura.

Ultima domanda: prossimi progetti?
Sicuramente il conseguimento della mia seconda laurea in Filologia moderna, il sogno che ho sempre accarezzato ma che avevo paura di addomesticare.