Il 20 ottobre 2018 è prematuramente scomparsa Jole Vernola, componente del Consiglio di
Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto e Direttore Centrale dell’Area lavoro e welfare di
Confcommercio.
Jole Vernola era una persona estremamente apprezzata perché competente, preparata,
appassionata nel lavoro, a volte tenace fino all’ostinazione nel portare avanti una propria idea
nella quale credeva, ma altrettanto pronta a ridiscuterla ed a cambiare opinione, se lo riteneva
giusto.
Detestava, nel lavoro, l’approssimazione, la mancanza di approfondimento dei temi da
affrontare, la mediocrità, il “tirare a campare”, il rinvio delle soluzioni a problemi che invece
attendevano soluzioni urgenti; detestava chi fuggiva dalle proprie responsabilità.
Ed il ricordo, sincero, di chi l’ha conosciuta ed apprezzata sul lavoro, anche negli anni trascorsi
nel Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, alla cui attività ha sempre dedicato molte energie, è
quello di una persona non comune, di una donna forte e preparata, che assumeva su di sé le
proprie responsabilità ed il coraggio del decidere.
Chi, poi, ha avuto modo di conoscere Jole anche nella sua sfera privata, al di là del ruolo, degli
interessi di parte da tutelare, al di là della maschera che ognuno di noi inevitabilmente indossa
nel proscenio del lavoro quotidiano, ha conosciuto ed apprezzato una donna sensibile, buona,
totalmente dedicata alla propria famiglia, umile ed aperta nel rapporto con gli altri.
Ha combattuto la propria breve ma inesorabile malattia come ha vissuto la propria vita, come
una leonessa, senza mai suscitare né chiedere compassione agli altri, ma al contrario infondendo
coraggio. Era convinta fino alla fine di farcela, e tutti noi eravamo convinti che ce la facesse.
Ma la tua non è stata una sconfitta, Jole, è semplicemente il mistero della vita che è contenuto
nella sua conclusione.
Jole, hai vissuto la tua vita con coraggio, con passione, con ostinazione, con amore, hai vissuto la
tua vita come una vocazione: questo è l’insegnamento per tutti noi che ti abbiamo conosciuta.
Assicurazione pubblica obbligatoria solidaristica
Di Guglielmo Loy, Presidente Consiglio di Indirizzo e Vigilanza
Perché la presentazione di un Rendiconto “sociale” dell’INPS?
Perché il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, ove sono rappresentati lavoratori ed imprese,
considera questo strumento importante?
Perché ai tanti bollettini e rapporti statistici e di analisi si deve aggiungere anche questo?
Semplicemente perché lo dicono i numeri: se milioni di cittadini ogni mese rinunciano ad una
parte del proprio reddito, da salario, pensione, guadagno da impresa, per sostenere il più
grande sistema di tutela sociale è giusto che gli stessi abbiano contezza di quanto e come il loro
sacrificio sia ben investito.
Quasi 230 sono i miliardi che ogni anno l’INPS incassa da contributi previdenziali e per la
protezione sociale mutualizzata.
Una cifra enorme paragonata a tutte gli altri prelievi: più di tutta l’Irpef (195 miliardi) e dell’Iva
(150 miliardi) e poco meno della metà di tutta la tassazione diretta ed indiretta che i cittadini
versano.
Ma ci sono persone, da anni, che oltre a compiere il proprio dovere dal punto di vista fiscale,
che aggiungono un qualcosa di straordinario: coniugare il naturale e sacrosanto interesse
personale ad assicurarsi un presente ed un futuro decoroso e dignitoso ad una scelta
“comune”, “mutualistica”, “solidaristica”.
Certamente c’è molto di ragionevole e razionale in questo modello: la coesione sociale e
l’inclusione sono un valore per la persona ma anche per la società stessa, per garantire che
insieme alla crescita economica vi sia un sistema che “aiuti” e “protegga” le persone.
Spesso si confondono i livelli di tassazione con quelli assicurativi sociali e previdenziali. E questo
è un errore.
Attraverso questo rendiconto sociale i rappresentanti dei lavoratori e delle imprese ritengono
giusto ricordare le diverse funzioni della contribuzione obbligatoria. Ed anche quali sono le
diverse prestazioni finanziate dalla fiscalità generale che si affiancano a quelle mutualistiche,
sostenute dai contributi di chi lavora. Interventi importanti, che hanno visto una evoluzione
continua, per cercare di adeguarsi ai mutamenti di una società sempre più complessa e con le
numerose e costanti scelte della politica e del legislatore di dotare il sistema di protezione
sociale di nuovi strumenti.
Cambiamenti continui che, comunque, non hanno mai messo in discussione principi saldi, quelli
della mutualità e della solidarietà. Ma sono principi che vanno salvaguardati con un grande
lavoro: normativo, operativo, di controllo.
ontinuo e incessante, innovativo e lungimirante. Sia sul piano dell’equità che della giustizia
sociale. Anche verificando, senza pregiudizi, l’efficacia degli interventi, la esigibilità delle
prestazioni, e quali sono quelle fasce di cittadini che ancora non hanno un dignitoso livello di
protezione.
Dai molti dati, anche quelli più recenti, abbiamo cercato di costruire una visione ampia e
completa che mettiamo a disposizione di chi, con diversi ruoli, opera nell’INPS ma, soprattutto,
delle istituzioni e delle parti sociali per sostenerle nella ricerca di un complesso equilibrio tra
l’esigenza di ampliare le tutele e la salvaguardia della sostenibilità di un sistema fondamentale per
le donne e gli uomini che vivono e lavorano nel nostro Paese.
Con questo rapporto intendiamo valorizzare la straordinaria esperienza di uno strumento a
disposizione della collettività, con profonde radici nel Paese e che intendiamo rafforzare come
soggetti, rappresentanti di lavoratori ed imprese, tra i principali protagonisti del Welfare italiano.
Questo Consiglio si è insediato a fine del 2017 ed ha già concretizzato, attraverso alcuni atti
importanti, la propria naturale funzione di organo di Indirizzo e Vigilanza: l’approvazione del
consuntivo 2017 e del bilancio di previsione 2018 e, soprattutto, la Relazione programmatica
2019 – 2021, attraverso la quale indichiamo le priorità che l’Istituto deve affrontare, a partire dai
prossimi mesi. Mesi complicati ma anche affascinanti che vedranno l’INPS al centro della
concretizzazione di “vecchie” e “nuove” misure di tutela e che potrà affrontare, al meglio, con
un corretto rapporto dentro l’Istituto e con chi, all’esterno, svolge la funzione di normazione
degli interventi propri di un grande Welfare.

1. INPS IN CIFRE
I dati relativi agli aspetti finanziari di competenza dell’Istituto sono stati rielaborati per
permettere una valutazione dello stato di salute dell’INPS, utile per il dibattito sulle attività
caratteristiche dell’Ente nell’ambito del Welfare e della sua tutela largamente mutualistica.
Inoltre, gli elementi relativi all’equità del gettito contributivo ed agli aspetti economici di
competenza, evidenziano, come di consueto, alcuni indicatori del valore sociale aggiunto1
utili
per valutare gli aspetti di criticità nel rapporto tra dati finanziari-economici e attività
dell’Istituto.
1.1 Aspetti finanziari
L’assetto finanziario dell’INPS2
presenta un quadro complessivo di sostanziale equilibrio.
Questo quadro evidenzia il ruolo centrale dell’Istituto nella gestione delle prestazioni
previdenziali e degli articolati compiti assegnati dal legislatore in ambito di protezione sociale.
Sull’insieme della spesa previdenziale e di protezione sociale di 339.811 milioni di euro, il peso
di quest’ultima3
risulta di 48.905 milioni di euro pari al 14,4% del totale.
Si evidenzia che, relativamente alla spesa totale per prestazioni previdenziali e di protezione
sociale, la copertura dei contributi delle parti sociali e, quindi, mutualizzati è di 224.626 milioni
di euro, pari al 66,1% della spesa.
I trasferimenti dalla fiscalità generale coprono, oltre agli oneri per compiti assegnati all’INPS dal
legislatore per 31.468 milioni di euro4
, contributi agevolativi al sostegno del mercato del lavoro
per 21.013 milioni di euro e, per 10.199 milioni di euro, contributi per la copertura dei
disavanzi di alcune gestioni, comprese quelle del lavoro pubblico. Per le cinque Gestioni del
pubblico impiego è ancora in corso l’acquisizione di dati. Gli archivi trasferiti dal disciolto
INPDAP5
risultano imprecisi e incompleti, in particolare quelli dei lavoratori ministeriali, della
scuola, della difesa e degli insegnanti non statali.
È rilevante, altresì, sottolineare che, in Italia a differenza di altri paesi europei, le prestazioni
previdenziali sono sottoposte al prelievo Irpef, nella stessa misura di quanto previsto per tutti i
redditi.
L’importo complessivo del prelievo fiscale sulle prestazioni erogate dall’INPS ammonta a
55.008 milioni di euro, pari al 50% di quanto l’Istituto riceve dalla fiscalità generale.
Gli aspetti, all’attenzione del legislatore, relativi alla separazione tra previdenza e assistenza6
,
nonché quelli relativi alla tassazione alla fonte della spesa previdenziale e di protezione sociale,
esigono una riconsiderazione dei parametri da più parti per elaborare il rapporto tra spesa
previdenziale e PIL.

1 I parametri per la definizione del Valore Sociale Aggiunto sono stati definiti dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche INPS nel 2009.
2 I dati sono desunti dal Rendiconto Generale INPS 2017 approvato dal CIV con Delibera 12/ 2018 la rappresentazione in conformità
D.P.R. 97/2003 è sintetizzata nella Tab. 1.1.1 Gestione finanziaria competenza 2017.
3 Ammortizzatori sociali, interventi di protezione sociale previsti da specifiche leggi e per la disabilità non di origine professionale.
4 Spese per interventi di protezione sociale per la disabilità non di origine professionale e per interventi delegati all’INPS da specifiche
norme di legge.
5 L. 214/2011 di conversione del D.L. 201/ 2011 che ha disposto la soppressione dell’INPDAP e dell’ENPALS.
6 Legge di bilancio n. 205/2017 art. 1, commi 155 e 158