Dodici mesi. Dodici mesi stuprata. Di me ne ha scritto un grande scrittore statunitense. E io con voi sto dicendo: “Non è vero!!”. E invece poi il libro lo trovi in libreria (il nome lo svelerò nelle prossime puntate). E così che andiamo avanti con la nostra storia. Abbiamo parlato di donne stuprate, ma non sappiamo mai dove arriva la follia umana. Arriva dove arriva la nostra immaginazione? Allora no, il nostro no è perentorio. Allora diciamo no allo stupro. Per davvero. Ma conoscere una donna stuprata per 12 mesi è da magazine. E a quanto pare, c’erano in giro per il mondo microfoni altissimi a raccontarla. Cioè lo stupro è stato seguito da migliaglia di persone, da migliaia di persone. Ed eravamo sull’altro mondo, noi che , che dicevamo “no” allo stupro. E invece eravamo sotto stupro. Eravamo stuprati. Era stuprata la nostra amica, tanto che il nostro grandissimo (e preferito, non lo nascono un tempo) scrittore americano era a scrivere ma il suo nome tanto ci è caro che ne manteniamo l’anonimato. È così che ci amiamo mentre raccontiamo, e sembra che raccontare ci aiuti un sacco. Quando la terra si fa paradiso, allora vuol dire che ti hanno stuprato. E la donna, si sa, è angelicata. Angelicata perché ci ama. Allora tutta l’arte ci viene in soccorso (forse troverà spazio questa letteratura sul sito, anzi speriamo tutti si sì, e nessuno ce lo impedisce, per fare una grossa sorpresa a tutti i nostri lettori e a noi stessi). E così passano le giornate. E quella vicina che avevamo un tempo non  la troviamo più sull’uscio della porta, si sente sempre meno bene, e si sente sempre meno bene lo sappiamo solo dopo. E si sente sempre meno bene lo sappiamo sempre dopo ma lo intuiamo, e lo intuiamo per davvero. Perché se questa storia non ci piace è perché è una storia di stupro. E non ci piacciono le storie crude. Eppure sembra che scrivendo passino più in fretta. Bisogna sempre guardare la persona che ci è affianco? Sbagliato, bisogna sempre guardare l’ambiente che frequentiamo, che sia sempre pulito, che sia sempre a modo (e che fregature quando non lo è), ma quando prendiamo una fregatura è troppo tardi. Pensate, la persona l’hanno stuprata dodici mesi, dodici lunghi mesi e le vogliono togliere il sito. C’è chi le ruba la carta di identità, c’è chi le ruba il sito, chi le ruba la borsa, chi le ruba il lavoro, chi le ruba il corso, chi le ruba il diploma, chi la prende in giro incessantemente da uno schermo, chi le ruba il sito, chi la querela per crimini del ’23 (la Storia la sappiamo, ma nel ’23 buon Gesù, il sito non  esisteva). E questa persona è stata dodici mesi stuprata. Non è vero. Si direbbe, cioè è proprio così. E ha cento punti (purtroppo di media), sul corpo. Li ha davvero, non è che non è vero, e te li senti, e non menti, quando li hai. Violenza? Pensate al ceffone di un uomo. È stata stuprata per 12 mesi, ha cento punti addosso che le toglieranno tra molto tempo e le rimane un situccio (ci ha speso tempo e fatica, e qualche botta già volava), una borsa? Ma dai, una donna ha una piccola borsa, che vuoi che abbia. Qualche divertimento, la solidarietà di milgiaia di persone che la sentivano quando il cielo non era più dalla sua parte. E viene derubata. Il sito è il suo lavoro. E viene querelata. Il mondo del lavoro, al sua carriera, è il suo mondo, e fatica a stare in piedi. Finge sonno, e invece per il dolore passato sviene in coma. Qualche volta si diverte a scrivere, e deve tante scuse ai suoi lettori. Pensate con quanta delicatezza essa possa scrivere. Due mesi in coma, cento punti. A chi possono aver dato fastidio i suoi lavori a volo d’angelo? A voi no, allo strupratore sì. E perché? Allora vai a rileggere tutti gli articoli del sito, e vinci tutte le querele. Troppo duri? Troppo duri forse, ti continui a ripetere, forse quando eri un leone, forse quando stavi bene e la tua penna era la tua maestra. Che fossero indelicati non te lo chiedi, che fossero guerreschi non te lo chiedi, ma non eri un leone? Cento punti, due mesi di coma, svenimenti a gogò al giorno. E non passa il dolore passato. Ma voi ve la immaginate una donna leone. E i complimenti ricevuti sono  fioccati. Ma una donna leone (e il ceffone di una donna stuprata te lo dimostra, il ceffone di un diavolo) non esiste. E le ali già c’erano, ecco cosa ti dice il cuore. E non erano storie angelicate, quelle che scrivete? Mai una storia angelicata come la tua, così perfetta, così dolorosa. Scusate ma l’ha querelata, e ne avete sentito (purtroppo) parlare, lo stupratore. E non è il primo caso. Sono tutti bellissimi con lei, chi le faceva il tifo, chi la aiutava, chi cercava di aiutarla. Allora come fanno fanno a rubarle la borsa, come fanno a rubarle il sito, come fanno a rubare questa piccola, preziosa, vita che tanto ci ha fatto sorridere. Allora la scusa va al lettore, perché questa persona non è Mai stata querelata, e le scuse sono sentite (e angelicate, per davvero, me ne rendo conto solo ora mentre scrivo). Ma se vi hanno importunato dicento un grrr di qua, un grr di là, per l’antisonanza del caso (sono tantissime le persone venute in suo amichevole, si dice in gergo. Allora forse i suoi lettori non sono stati importunati, sono stati addolorati, ed è difficile spiegarlo. È difificile spiegarlo allo stupratore che le ha rubato la borsa, è difficile spiegarlo allo stupratore che le sta rubando il sito, è difficile spiegarlo allo stupratore che le sta rubando l’anellino nel cassetto. È difficile spiegarlo allo stupratore che la prende in giro dagli specchi sparsi qui e lì per la città. È difficile spiegarlo allo stupratore che mette la sua figurina che la prende in giro, è difficile spiegarlo al diavolo. Ecco che il diavolo, oltre al ceffone, ci mette anche la coda. Addolorati, ecco come siamo ancora una volta, è difficile spiegarlo al finto amico, ecco a chi è difficile spiegarlo. Ed è tutto un mare e un capitolo non chiuso. Sono trenta anni di prognosi, ecco cosa sappiamo. Sono trenta anni di prognosi per davvero. E non ci servono finti amici, o finte amicizie. Ecco allora che ritroviamo il bello di una vita, e che ci ritroviamo nelle nostre piccole cose preziose bellissime e intense. E nessuno ce le porta via, sono dei piccoli prezioseur. La grande bestia nera non è il nostro denaro, non è il nostro preziouseur, non è il nostro sito. Era lui, mentre, dodici mesi fa, ci guardava dritto e fisso negli occhi. E ci diceva “Sono il diavolo, ecco cosa sono”. Ecco chi era la bestia nera, tutto il resto, davvero, era solo un prezioso.