Ma chi mi ha detto mai che son un mostro? Quando mai è successa una cosa del genere? Eppure da me ci si aspetterebbe che io sia un terminator in certe situazioni. Eppure nessuno me lo ha detto mai, significa che hai un matto direbbero gli esperti. Ecco allora che la riflessione si fa più tecnica, ma la riflessione più tecnica è dell’altro e non di noi. Per me, si deve stare a casa sempre e comunque, e il matto non si avvicina. E così faccio da quando sono piccola. Da quando sono piccola sto a casa e nessun matto mi si è mai avvicinato. E in vita mia ho sempre dormito, e niente di più, e continuo a dormire alacremente. Ora mi si è avvicinato un mostro, veramente, e mi ha cominciato a nominare. Ero per lui schizofrenica, handicappata, tetraplegica, miserabile,  tetraplegica, miserabile, tetraplegica, miserabile, e ancora  tetraplegica e miserabile, e poverissima. E mi ha ucciso. Così, di punto in bianco. Mi ha uccisa veramente. Ho tutte le ossa rotte del corpo,  e la testa rotta, e non posso far altro che riposare, e aspettare che questa bruttura passi. Mi ha sparato, mi ha inforcato, mi ha sparato con una mitraglia, rotto mi ha sparato con un mitragliatore, e mi ha rotto il cranio, così altro che da piccoli, mi viene da dormire  veramente tanto, e dormo più di prima, aspettando che il dolore alla testa passi. Una volta è entrata in redazione è mi ha sparato con il mitra , mi diceva che ero la sua copia del passato. E l’ho incontrata in vita mia tre volte. Tre volte in tutto in cui si è fatta ricordare. Il mio superiore diceva che doveva prendere il posto mio in tutto, nella mia vita così come nella vita lavorativa,  e che doveva far carriera al posto mio. In tutto e per tutto, e diceva che doveva prendere il mio posto, altrimenti mi avrebbe ammazzato. Me e tutta la mia famiglia. Che era la preferita di un altro superiore, e che dovevo pagare la somma di 37 mila euro per rimanere. Gli lasciai parte dello stipendio, perché aveva un’arma da fuoco e la impugnava. Così faceva tutto il girono, e le spartiva i beni, i miei e non degli altri. A un certo punto fui messa in televisione, e fui costretta a salutare conduttori e pubblico, molto carini devo dire la verità, tutti i giorni. E mi occupavo di televisione. Neanche erano finti. Erano gli ospiti veri di questi programmi. E i conduttori, e mi veniva da ridere, perché era tutto il girono così, e neanche si poteva togliere, e non mi potevo togliere dal video. Una elegnza compassata, ecco cosa succedeva ogni giorno. Una eleganza compassata, ecco cosa si riconosceva. E il tutto faceva ridere, in un primo mento, poi piano piano si cominciò a parlare di stalking. Stranking di qualcuno di non mia conoscenza, che non era mai venuto a contatto con me.

Altro che indagatori dell’incubo. Ne ridemmo tutti quanti, veramente la situazione era imbarazzante, e non riusciva a capire questa situazione. Non si riusciva a capire cosa volesse dire questa situazione. Poi botte, pugni in faccia da questa persona, di cui abbiamo già parlato. Cioè è il trans quello di cui parlo. Parlo del trans più approfonditamente in questo articolo perché l’ho vista in volto bene oggi per la prima volta, ed è un mostro. E l’hanno caldeggiata in televisione, in famiglia (aveva tutti i miei beni per davvero) e da gruppi di televisivi, attori, cantattori, e interpreti, e nuove fidanzate dei miei ex. Ed erano tutti d’accordo con questa storia di questa ragazza così promettente, così à la page, così attraente da essere la Sposa di tutti gli uomini del Paese, così attraente da far rigirare tutti gli uomini del Paese. Era incredibile, avevo perso la partita. Avevo perso davvero la partita, e non c’era più niente da fare. E invece mi volevo riposare. non vedevo l’ora di lasciarglielo questo posto della Prima. E lo stipendo se ne stava pure andando i fumo. Capellki uguali, sorriso uguale, cappotto uguale, scarpe uguali, e ne girava per lacittà con le risate generali per parlare di S. la schizofrenica. Ma quand mai mi hanno dato della schizofrenica.

Una fortuna, questa donna mi era scesa dal cielo. Dodici ore a casa per riposare, non avrei fatto niente e quel mal di testa forse se ne sarebbe andato via prima. Ecco allora che mi divertivo a rimanere a casa tra tè e infusi, e la mia vita bellissima. Ccerte fortune capitano soltaanto a me, altro che Prima Donna. Dopo colpi di mitraglia e altre vicissitudini poco piacevoli, dopo botte in testa da colpi di ascia e colpi sulla nuca da bastone e colpi di ascia e pistolettattate con gli altri principi azzurri io, single convinta, avrei riniziato a vivere da sola. Ed era la mia mia felicità.

Era la preferita di tutti, ma mi parlava da un microfono, e niente più, lontano, e l’avevo vista di sfuggita una volta la ballo e un’altra volta di sfuggita, quella quella volta, e spesso in televisione, e così mi ero divertita tantissimo, a riprendere in mano la mia vita. Per loro era fondamentamentale ammazarmi, per prendersi carriera e posto di lavoro, visto che avevano il mio curriculum tutti, tutto il gruppo, e non mancava nessuno veramente a avercelo. Doveva esserre, questa persona, la prima in tutto, e gli dovevo passare tutti gli articoli, e tutta la mia carriera, la mia casa e la mia vita. Casa e vita erano risparmiate dallo stipendio, 3.400, decurtato e piacevolmente. Insomma, mi ero liberata anche del vile denaro. Ero libera. Libera in tut, libera la mare, libera in casa, libera di prendermi un tè, e non mi dovevo più neanche guardare la televisione.

Insomma ero perfetta. Single lo ero e tutti i principi italiani e non andavano a lei e si sposavano. Niente più telefonate, niente più messaggi. Ero la prima veramente, direi con un po’ di divertimento. Ma non è proprio così, è davvero così. È veramente così che vivevo. Felice e libera in tutto e per tutto.

L’ho vista un’altra volta la ragazza, di sfuggita, in tempi non moltissimo recenti, ed era in tiro, poi meno in tiro, e chi la riconosceva, con i miei occhiali da sole da riposo e la maglietta larga da dormita. Nessuno mi avrebbe più acciuffato. Qualcuno, e non so chi ma deve essere stato veramente un vate, e mi fece ridere, gli disse perché non andate a casa a vivere tutti insieme. Non  immaginate un tipo da pesca, è tutt’altro, ma mica era del manicomio (sono sempre gli stessi, dai 7 ai 9 anni). Ma mi era sconosciuta per davvero. E glielo consigliava veramente, e con simpatia. Ma guarda tu, era un ‘idea perfetta, sarebbe stata un’aria da mare veramente, in tutto e per tutto.

Oggi la vera scoperta, perché mi ha visto e mi ha cominciato a menare e a picchiare in testa con una accetta, da dietro. E mi ha fatto una bocca storta niente male, che era lei a fare i programmi televisivi, e non io, e li continuava a fare. Dice che in televisione, mi avevano preso, faceva il bagno in programmi su programmi tra miliardi di feti, non D., ma lei. E registrava le puntate una dopo l’altra e le mandava in video, e me le faceva vedere in diretta. Aveva bocca storta e una puzza di Aids, e i denti tutti storti e sbilenchi. E puzzava di Aids, in mano una pistola e un microfono per fare la giornalista, e l’ha fatto per dieci anni al posto mio, con il mio curriculum che gli hanno tolto dopo un mese, e tutto di me. Tutto di me, veramente, per un anno o che ne so per quanto, ma mi faceva ridere. Si muovevano in gruppo con microfoni altissimi, a mio parere, e parlavano di questa regina. Regina vera, uomini ai piedi (non i miei), e tutto il curriculum mio da girare, e dove mi prendevano prendevano  lei, cioè di fatto ci ha lavorato per dieci anni. Cioè, non è che la devono prendere, è che ci ha lavorato, nella prima veste e che ne so, forse nella seconda, ma la vera con il microfono è la terza. E chi s’è visto s’è visto.