Quando sono morta. Ecco come dovrei iniziare questo articolo. Perché la ragazza con il mitra, ecco come la definiremmo, mi ha sparato alla gambe. E così ha fatto per quindici giorni. “Lussuriosa”, così si è definita, e non sembrava mascherata. Lo dico con sincerità, perché purtroppo mi è capitato l’assassino mascherato. Mi è capitato l’assassino mascherato da un mio parente,  non ci vedevo doppio. Ci vedevo davvero bene. Erano mascherati dal mio ambiente e o ti seviziavano, o ti ammazzavano, o ti davano dei colpi in testa, o ti stupravano, ma l’identità non era la loro. Non era quella dei miei, non era quella del mio ambiente. Insomma sinceramente non erano loro, non è che “Non erano loro pedissequamente”. E per prenderli signori che storia. E che investigatori, e che charme, e che eleganza. E che sicurezza. Ma che paura. E non lo dico perché sono particolarmente signorina, cioè la fase adolescenziale è passata, trascorsa, non perché non sia donna. Ma erano alti anche tre metri, e io no, e pesavano anche seicento chili longilinei, e io no. Giganti, ecco che cosa erano, e invece io ero veramente mingherlina, anche se non sembra. Ho sempre vissuto in un ambiente intelligente, super sicuro, super tranquillo, ma non basta, perché certi assassini non si affacciano per strada, ma magari dietro sono dietro la porta, di una casa di un quartiere tranquillissimo, come è il mio. Tutto margherite e quadrifogli, ecco come è. Bene, sembrava la migliore strada, e la peggiore mai percorsa per me, di un assassino. Era decennale il problema, e lo dico per davvero. Era decennale perché di decade in decade avevo bisogno assoluto di aiuto, di cure, di aiuto.

Ecco allora che non serve neanche urlare (chissà che urla), e che colpi signori, che colpi in testa. Che serial killer non da giardino purtroppo. La mia amica non era mascherata. Non era mascherata per due motivi: non era mascherata e, dall’alto della mia esperienza (sto scherzando, ma se ti ammazzano la maschera te la ricordi e sai distinguere il vero da quello mascherato), dico che per naturale, e così l’ho vista uccidere. Allora anche in questo caso sto scrivendo il diario dell’impossibile, cioè anche in questo caso non dovrei essere morta. Ma, si sa, anche una faccia spaventevole può ucciderti. Ma una accettata lo può ancora di più. e così mi hanno accettato la testa, mi hanno sparato non semplicemente due colpi, ma mi hanno sparato sulle gambe, e mi hanno sparato in testa come un colpo di grazia, e mi hanno attentato anche in cinquanta e mi hanno anche cercato di strappare la schiena. Ecco tutto. Ecco tutto un bel niente, ma una mia conoscente che fa la truppa nemica non la avevo mai vista. Significa che li frequentava da anni, e che vivevo davvero una vita tutta margherita e quadrifogli. E che silenzio nel mio quartiere antimanicomio, e che sorrisi nel mio quartiere bellissimo e attempato, antico e antichizzato, frequentato da anziani e da gente perbene. È in questo quartiere che ha sparato, cercandomi di fare fuori, e ora spara ai bambini. Come uno sterminatore, ripetendo il gesto, da quello che so, quotidianamente. Ecco allora che la paura fa novanta, e da amica diventa ex amica, e dopo dieci anni diventa una ex conoscente per davvero. Diventa una ex conoscente per davvero. Una conoscente per davvero, una persona da scansare. Eppure, quando mi ammazzavano i figli, faceva il tifo per me. Di lei sembra essersi impossessato il diavolo.