Roma, 26 marzo 2019. Alberto Burri, chiamato a realizzare un intervento per la ricostruzione del paese distrutto dal terremoto nella Valle del Belice del 1968, decide di intervenire sulle macerie della cittร  di Gibellina, creando lโ€™opera di Land Art piรน grande al mondo. Le ricopre di un sudario bianco, di unโ€™enorme gettata di cemento che ingloba i resti e riveste, in parte ricalcandola, la planimetria della vecchia Gibellina.

La mostra, al Museo Carlo Bilotti fino al 9 giugno 2019, รจ promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Curato da Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, prodotto e realizzato da Magonza editore, il progetto espositivo itinerante La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, partendo da questo grande intervento, risale il percorso dell’artista con una selezione di lavori esemplari, letti in relazione alla poetica della ferita, tema che nellโ€™interpretazione di Massimo Recalcati attraversa la sua intera opera, incidendo la materia, disegnando strappi, lacerazioni, crettature, bruciature, giungendo sino a declinazioni inedite che pensano ad una genesi e a un processo di carattere spirituale.

La mostra รจ patrocinata dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, dalla Regione Lazio e dalla Regione Sicilia, dal Comune di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi con un prestito della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Dopo la tappa romana l’esposizione sarร  riallestita da giugno ad ottobre al MAG Museo Alto Garda a Riva del Garda in collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Culmine del percorso interpretativo sono le fotografie in bianco e nero di Aurelio Amendola sul Grande Cretto. Fotografo che per eccellenza ha raccolto le immagini di Burri, dei suoi lavori e dei processi creativi, Amendola ha realizzato gli scatti in due riprese, nel 2011 e nel 2018, a completamento avvenuto dellโ€™opera (2015). Nel percorso inoltre, il video di Petra Noordkamp โ€“ prodotto e presentato nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva The Trauma of Painting โ€“ filma in un racconto poetico e di grande sapienza tecnica lโ€™opera di Burri e il paesaggio circostante.

Alcune opere uniche dellโ€™artista, veri e propri capolavori, inoltre, estendono non solo ai Cretti ma anche ai Sacchi, ai Legni, ai Catrami, alle Plastiche e a una selezione di opere grafiche la lettura proposta dal celebre psicanalista. รˆ una ferita che รจ dappertutto, che trema ovunque. Una scossa, un tormento, un precipitare di fessurazioni infinite ed ingovernabili. Come scrive Recalcati in Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, nei Legni la ferita รจ generata dal fuoco e dalla carbonizzazione del materiale ma, soprattutto, dal resto che sopravvive alla bruciatura. Nelle Combustioni, lo sgretolamento della materia, la manifestazione della sua umanissima friabilitร , della sua piรน radicale vulnerabilitร , viene restituita con grande equilibrio poetico e formale. รˆ ciรฒ che avviene anche con le Plastiche dove, ancora una volta, รจ sempre lโ€™uso del fuoco a infliggere su di una materia debole ed inconsistente come la plastica, lโ€™ustione della vita e della morte.

In occasione della mostra รจ stato realizzato dalla casa editrice Magonza un importante volume stampato su carta di pregio e di grande formato con testimonianze e ricerche inedite su Alberto Burri, la sua opera e Il Grande Cretto di Gibellina. Un nuovo testo di Massimo Recalcati raccoglierร  gli sviluppi ulteriori della sua ricerca, insieme a interventi di storici dell’arte quali Gianfranco Maraniello e Aldo Iori. Sarร  inoltre organizzata una conferenza ad hoc tenuta da Massimo Recalcati che sarร  occasione di una riflessione ampia sull’opera di Alberto Burri e sulla mostra.

Il Museo Carlo Bilotti ha sede nell’antica Aranciera di Villa Borghese, nota nel Settecento come Casino dei Giuochi d’Acqua per la presenza di fontane e ninfei. Accoglie le opere di arte contemporanea donate alla cittร  di Roma da Carlo Bilotti, imprenditore italo-americano e collezionista di fama internazionale. La raccolta comprende un consistente nucleo di dipinti e sculture di Giorgio de Chirico, affiancato da opere di Gino Severini, Andy Warhol, Mimmo Rotella, Larry Rivers e Giacomo Manzรน. Negli anni successivi alla sua apertura il Museo si รจ arricchito di opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci. Le sale del pianoterra e alcune sale del primo piano ospitano mostre temporanee.