Monica Fiorito: di che si occupa nella vita?
La mia vita è fatta di stoffe, abiti, ricordi, pensieri e desideri. Disegno e creo abiti d’epoca conversando con gladiatori, matrone e senatori dell’antica Roma, ascoltando i segreti di dame e cavalieri del Rinascimento e incontrando le coppie che si preparano a ballare lo swing degli anni Trenta del Novecento. Gli abiti che nella mia sartoria – Artinà – si acquistano e si noleggiano racchiudono pensieri e avventure di un periodo che abbraccia secoli di storia. Ho sempre amato il teatro e quando a 24 anni ho realizzato il desiderio di far parte di una compagnia teatrale è esplosa la passione che coltivavo fin da bambina: disegnare e realizzare costumi! Conobbi le sarte e le costumiste da cui la compagnia si serviva e una di queste, una costumista anziana prossima alla pensione, mi propose di raccogliere il testimone. Mi si apriva un mondo fatto di disegni trattenuti nella matita per il tempo necessario ad approfondire lo studio rigoroso di quadri, affreschi e fotografie. Lini, cotone, mussole, velluti, sete, ricami, perle, pietre, veli, cappelli e accessori da realizzare per ripotare in vita epoche passate. Ritirai da lei una piccola quota di abiti e mi lanciai. Da quel primo volo sono passati 10 anni e 5.000 abiti. Accanto agli abiti d’epoca anche quelli da cerimonia, non bisogna dimenticare i desideri di chi festeggia.
Cosa le piace fare?
Mi piace progettare un abito partendo dalla scelta del tessuto che meglio esprime l’aderenza storica all’epoca a cui mi ispiro e le forme della moda del periodo: rigidi teli, geometriche imbracature, balze e rouches, merletti e gorgiere. Dal disegno del modello fino alla realizzazione sartoriale. Il tempo si ferma quando sono nella mia sartoria. Nel tempo libero, il poco che rimane, amo le mostre di arte e design e il teatro: prosa e lirica.
Cosa ama?
Amo cose che sembrano essere proprie solo degli amici delle epoche passate che popolano le mie giornate: la gentilezza, la sensibilità d’animo e l’educazione. Sono una imprenditrice e per portare avanti un’impresa è necessario che questa dia un profitto ma nel mio lavoro non ricerco solo il guadagno, quello che mi spinge, il motivo per il quale nei momenti difficili non abbandono, è la possibilità di rendere felici le persone. Mi capita spesso. Mi è capitato di recente per un gran ballo in costume alla Reggia di Caserta dove ho vestito diverse dame e cavalieri. Con 38 di febbre ho resistito fino a quando l’ultima dama non aveva indossato gli accessori dell’abito sontuoso scelto per fare il suo ingresso nel gran salone delle feste. La luce dei suoi occhi mi ha ripagato del mal di testa che mi martellava le tempie e dalla carta vetrata che avvolgeva la gola. Indossato il suo abito in velluto si è trasformata lasciando da parte i pensieri e le tensioni della routine, ha cambiato pelle, è diventata un’altra persona, la donna che vive nei suoi sogni di ragazza, quei sogni che tutte noi facciamo in attesa di una vita che ci aspetta carica di promesse. Ecco, questo, è quel che amo.
Cosa odia?
Odio la prepotenza, la superficialità nel lavoro e nel rapporto con gli altri, odio la mancanza di senso civico, combatto strenuamente contro tutto ciò e anche se so che può sembrare una battaglia contro i mulini a vento non posso farne a meno.
Cosa le piace nella vita?
Mi piace il gusto dell’avventura che la vita regala, il non sapere cosa accadrà, la novità, la sorpresa, il prendere la vita come un palcoscenico, sempre, nel bene e nel male. Una vita scontata e piatta proprio no, non fa per me, cerco una cosa soltanto: colpi di scena!
Cosa ama del suo lavoro?
Amo il fatto che non sia mai monotono, ogni abito è diverso, ogni nuovo disegno è una sfida, non conosco la noia né la ripetitività. Nessun abito è uguale all’altro e in ognuno c’è una parte di me. I miei abiti sono scelti dalle compagnie teatrali, dalle produzioni televisive e cinematografiche, dai fotografi per l’allestimento dei set, dalle associazioni che organizzano rievocazioni storiche, da chi partecipa a una festa in costume e da chi è invitato a una cerimonia. Ognuno ha una storia, una personalità e un desiderio da realizzare. Io lavoro per dare ad ognuno il modo di vivere il proprio sogno. L’abito non fa il monaco ma può fare molto altro: vestire la personalità, il carattere, i sogni e i desideri.
Si racconti in cinque righe.
Sono una donna d’altri tempi, retrò non per anzianità – sono nata nel 1980 – ma perché mi piace guardare al passato e non solo per creare abiti, mi guardo indietro perché in quel che vedo mi riconosco. Condivido i valori di un tempo e li vivo nella contemporaneità. Se potessi teletrasportarmi nel passato lo farei subito, nel primo Rinascimento starei benissimo. Un po’ di romanticismo, perché no? Ma, soprattutto, il senso del decoro, il pudore. Una donna che rinuncia al pudore smarrisce la vera essenza della femminilità, nei miei abiti c’è eleganza, stile, seduzione, femminilità ma mai spudoratezza.
Racconti la sua biografia in cinque righe.
Sono nata a Napoli – il nome della mia azienda è Artinà artigianato napoletano – ho studiato dalle suore fino alle scuole medie e poi sono stata iscritta al liceo classico. Dico che sono stata iscritta perché hanno scelto i miei genitori, avessi potuto scegliere da sola avrei optato per gli studi artistici. Devo, però, essere sincera e riconoscere che rivaluto la scelta dei miei genitori e l’apprezzo, la formazione classica mi ha dato molto. Dopo la maturità sono andata a Ferrara dove ho studiato grafica, design e cinema coltivando l’hobby del teatro. Non ho mai smesso di disegnare abiti e non ho mai dimenticato la risposta di Gianni Versace, il mio stilista preferito, quando a 10 anni gli spedì alcuni bozzetti: “ Continua, hai delle potenzialità!” Mi preoccupava il non essere nata in una famiglia di imprenditori ma la determinazione mi ha convinta a non demordere.
Cosa ha studiato per diventare imprenditrice?
Ho studiato storia dell’arte, storia del costume e della moda, ho seguito corsi di sartoria e soprattutto ho sperimentato molto, si impara cucendo, dal cartamodello in poi. Ho iniziato comprando abiti per capire come erano fatti, smontavo, rimontavo, cambiavo. Per diventare imprenditrice ognuna trova la sua strada, non esistono percorsi preconfezionati che possano andar bene per tutte. Ogni imprenditrice trova la propria strada e la costruisce, gli errori li facciamo tutte ma non potrebbe essere altrimenti, se non li facessimo non cresceremmo.
Cosa le piace fare nella vita oltre lavorare?

Mi piace andare al cinema, mi piace viaggiare ma con la mente perché, in verità, sono una creatura stanziale a cui non piacciono le valigie. Amo il mare e il contatto con la natura.
La sua famiglia da chi è composta?
Da me, mia figlia e il mio compagno.
Ha figli?
Sì, una bambina di sei anni.
C’è posto per la vita privata nel suo lavoro?
Con una bambina di 6 anni più che cercarlo lo spazio ti viene imposto! Non sono io a concedere il mio tempo, è lei che se lo prende. Il lavoro mi porta lontana nelle feste e nei periodi di vacanza, non è sempre facile ma ci si attrezza.
Cosa ama dell’impresa?
Il fatto che ti obblighi a fare e dare il massimo, ti spinge a trovare energie che neanche immaginavi di avere.
Impresa, da che parte iniziare?
Mettendo in conto anni di duro lavoro con una bassa retribuzione. Ci sono dei tempi di avvio, almeno 2 anni
Dia un consiglio ai giovani…
Abbiate pazienza e determinazione, solo così si superano le difficoltà e imparate a lavorare in rete, da soli non si arriva lontano.
A proposito di rete fa parte di qualche associazione?
Sì, faccio parte di EnterprisinGirls (www.enterprisingirls.it) un network nazionale di imprenditrici, libere professioniste e donne impegnate nel Terzo settore nato a Napoli. L’ho conosciuto grazie a un’amica che ne faceva parte e me ne ha parlato bene. Mi piace perché ne condivido lo spirito e il modus operandi: della rete non si parla ma la si costruisce giorno per giorno. Sinergie, relazioni, formazione e attività di marketing.
Cosa le chiedono più spesso i suoi clienti?
Mi chiedono di ottimizzare le risorse: il meglio con il budget disponibile. Il noleggio funziona come alternativa all’acquisto, grazie a un piccolo investimento si raggiunge un ottimo risultato. Basta pensare al noleggio degli abiti da cerimonia: comprare può essere proibitivo noleggiare non lo è.
Ultima domanda: quali sono i suoi prossimi progetti?
Trovare un buyer internazionale per portare i miei abiti all’estero dove il made in Italy è apprezzato e valorizzato, purtroppo noi italiani siamo esterofili e non diamo il giusto valore alla qualità e l’artigianalità.
www.vestitidiscena.it
www.noleggioabiticerimonia.it