La XIV edizione di èStoria. Festival internazionale della Storia, conferma la vocazione nazionale e internazionale della manifestazione. E non solo attraverso un tema, le Migrazioni, che parte proprio dalla globalità che oggi lo caratterizza, quanto anche per il parterre di protagonisti stranieri che compone il gruppo di oltre 350 ospitiche da giovedì 17 a domenica 20 maggio, nella cornice dei Giardini Pubblici in centro e in altri luoghi di Gorizia, animeranno il Festival, organizzato dall’Associazione culturale èStoria.

Ecco allora le tante diverse prospettive che gli ospiti internazionali offriranno al pubblico, sulle molteplici sfaccettature del tema guida. Se è vero che le migrazioni non sono certo un qualcosa di inedito né di passeggero, perché hanno radici antiche e hanno costellato la storia dell’umanità, è altrettanto vero che mentre oggi i flussi migratori sembrano procedere con rapidità, in passato si svolgevano secondo ritmi più lenti, in un mondo poco popolato, con ampi spazi inabitati. Spesso però, ieri come oggi, hanno contribuito a cambiare la direzione della storia: è il caso delle invasioni barbariche, al centro dell’incontro (domenica 20, ore 15) tra lo storico britannico Peter Heather e il medievalista Alessandro Barbero, come pure delle migrazioni ai tempi dell’Impero Romano, alle quali sono dedicati l’analisi di Elena Isayev (sabato 19, ore 11.30), professoressa di storia antica all’Università di Exeter, e la ricostruzione degli spostamenti degli eserciti nell’Antica Roma ad opera dell’esperto di storia militare Nic Fields e del direttore del Churchill College all’Università di Cambridge Jerry Toner(domenica 20, ore 11.30), il quale porta al Festival il suo libro Veni, vidi, vici. Come affermarsi vivendo alla maniera di un antico romano (LEG; sabato 19, ore 15.30 con Massimo Cirri). Riavvolgendo ancora di più il nastro della Storia e introducendo un elemento di analisi non storico bensì scientifico, il DNA, si possono scoprire verità strabilianti sul nostro passato e su chi siamo veramente, a livello genetico. Ne ha scritto a febbraio – in un articolo legato alle migrazioni nelle Isole Britanniche – Ann Gibbons, giornalista di Science, che arriva a Gorizia per un appuntamento imperdibile (venerdì 18, ore 16.30) in cui si intrecciano preistoria, antropologia e studio del codice genetico.

Ma se queste sono alcune delle tracce nel passato che possono aiutarci a comprendere i meccanismi e i significati delle migrazioni, su cosa occorre focalizzare l’attenzione per scalfire la superficialità di certe letture dell’attualità? Si parla di accoglienza, informazione, paura, religione, “casa loro” e “casa nostra”: parole chiave – a volte ambigue, a volte brutali – che tentano di interpretare un fenomeno complesso e articolato, cui proprio per questo il festival èStoria guarda con curiosità, apertura e profondità, facendosi guidare da esperti e testimoni. Come l’attivista Tareke Brhane, che si concentra sul luogo che negli ultimi anni è diventato il simbolo – drammatico, geografico, politico – della migrazione nel Mediterraneo: l’isola di Lampedusa, per la quale sarà presente anche l’attuale sindaco Salvatore Martello (venerdì 18, ore 17.30). E fra stranieri e residenti corre il filo dell’integrazione: centrale, rispetto a questo, il ruolo della scuola e dell’educazione, oggetto di una riflessione affidata al filosofo e politologo tedesco Julian Nida-Rümelin, ministro della cultura nel primo governo Schröder (domenica 20, ore 10.30). I migranti sono sempre, inevitabilmente, portatori di un’identità, quell’insieme di abitudini, tradizioni, linguaggi, religione che rende spesso così delicato e decisivo il dialogo. Proprio del rapporto tra migrazione e religione, visto dal punto di vista dell’Islam, si discute con Boualem Sansal (venerdì 18, ore 19), scrittore algerino, autore del romanzo fantascientico 2084 – La fine del mondo (Neri Pozza) e del saggio Nel nome di Allah. Origine e storia del totalitarismo islamista (Neri Pozza), mentre le relazioni pericolose con la politica, altro elemento ineliminabile di ogni confronto con migrazioni e migranti, sono il fulcro dell’intervento (sabato 19, ore 19) di Kelly Greenhill, insegnante di politica internazionale alla Tufts University, negli Stati Uniti, che con il libro Armi di migrazione di massa (LEG) ha sottolineato quei casi in cui i “boat people” vengono usati come arma non convenzionale da una nazione, in modo da ottenere aiuti economici da altri Stati. Restando sul terreno scivoloso della comunicazione politica, al ricercatore Rob McNeil (Università di Oxford) e alla giornalista Francesca Paci (“La Stampa”) è affidato il compito di ragionare sul rapporto tra narrazione pubblica, informazione e scelte politiche (domenica 20, ore 17), e sempre dell’intreccio fra politica e migrazione si occupa Petre Roman, ex primo ministro rumeno al tempo della caduta di Ceausescu, che ripercorre gli spostamenti di popoli dall’Europa orientale e la caduta del Muro (sabato 19, ore 16). Infine, un’altra ex carica governativa, Genc Pollo, già ministro e vicepremier albanese fra gli anni Novanta e Duemila, propone al pubblico un approfondimento sugli albanesi migrati in Italia, esempio di integrazione riuscita, in una conversazione con Mario Bova, ex ambasciatore italiano a Tirana (domenica 20, ore 16).

Sappiamo che uno dei canali principali di provenienza degli attuali flussi migratori è l’Africa: quello che non sappiamo è quanto all’interno dello stesso continente i popoli siano in movimento. Per approfondire, arrivano a Gorizia domenica 20 (ore 10) la direttrice emerita di ricerca presso il Centro di Ricerche Internazionali Sciences Po di Parigi Catherine Wihtol De Wenden (protagonista anche di un incontro con Jan M. Piskorski sulla figura del rifugiato sabato 19, ore 16.30), il politico Alfredo Mantica, già viceministro del Ministero degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione e allo Sviluppo per l’Africa e il Medio Oriente e l’antropologa Alice Bellagamba. Insieme all’Africa, la Siria è naturalmente un’altra origine di viaggi disperati alla ricerca di un futuro: a questo Paese che soffre sotto le bombe della guerra civile è dedicato l’intervento su Aleppo dello storico Philip Mansel(venerdì 18, ore 19). Un altro scacchiere caldo oggi come nel passato è l’Iran degli ayatollah, cui guardano (sabato 19, ore 17.30) Michael Axworthy (Iran rivoluzionario, LEG) e Farian Sabahi (che presenta anche il suo libro Non legare il cuore. La mia storia persiana tra due Paesi e tre religioni, Solferino, sabato 19, ore 15.30).

Per gettare ancora una volta lo sguardo indietro nel tempo, al Festival si punta l’obiettivo sulla Turchia nata all’indomani della Prima Guerra Mondiale, dopo il crollo dell’Impero Ottomano, con lo storico della Georgetown University Mustafa Aksakal, la scrittrice italiana di origine armena Antonia Arslan e Siobhan Nash-Marshall, docente di filosofia al Manhattanville College di New York (domenica 20, ore 15), mentre della storia della Lituania e dei paesi baltici – spesso rimasta in secondo piano nel dibattito storiografico e nella conoscenza del pubblico – parlano Andrea Griffante, ricercatore della Vytautas Magnus University di Kaunas, Dainora Pociūtedell’Università di Vilnius e Emiliano Ranocchi dell’Università di Udine (domenica 20, ore 12). Più inaspettato è invece l’appuntamento dalla doppia prospettiva (sabato 19, ore 18.30) incentrato sulla figura di Adolf Hitler, raccontata dai saggi di Thomas Weber (La grande guerra di Hitler 1914-1918, LEG) sulla sua poco nota esperienza nella Grande Guerra, e di Jean-Christophe Brisard (L’ultimo mistero di Hitler, Ponte alle Grazie) sulle circostanze della sua morte.

Il Festival èStoria ha sempre avuto un’impostazione multidisciplinare, nella convinzione che solo accostando saperi ed esperienze diverse sia possibile pervenire ad una conoscenza autentica e condivisa degli eventi. Ecco perché, anche nel caso delle migrazioni, l’invito è ad aprirsi a letture molteplici, visto che esistono tipi diversi di migranti. Ad esempio, una migrazione è anche quella dei cosiddetti “cervelli in fuga”, su cui interviene lo scienziato Mohamed H.A. Hassan, direttore dell’Accademia per i paesi in via di sviluppo di Miramare, che racconta la sua esperienza di cittadino sudanese a cui è vietato l’ingresso negli Stati Uniti dal recente bando voluto dal presidente Trump (domenica 20, ore 16). Un’altra chiave di lettura, non storica, delle migrazioni è quella della narrazione: sia nel senso di come viene raccontata questa storia – nel tentativo di restituire una verità di sofferenza e sogni difficilmente comunicabile – sia nel senso di come il racconto stesso può essere una forma preziosa di dialogo, di incontro. Su questo il filone Narrazioni, nel programma di èStoria, pone l’accento: la scrittrice albanese Anilda Ibrahimi (residente in Italia e pubblicata da Einaudi) e l’ex-responsabile delle pagine culturali del quotidiano “Il Piccolo” Alessandro Mezzena Lona propongono così un focus sul modo in cui l’emigrazione albanese è stata raccontata in letteratura (venerdì 18, ore 16.30).