Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
«Novant’anni or sono moriva Giovanni Giolitti, uomo di Stato, leader politico protagonista dell’Italia di inizio novecento, che ne governò le profonde trasformazioni sociali, assumendo più volte la carica di Presidente del Consiglio.
Su quella che viene definita come l'”età giolittiana”, tra il 1900 e l’avvio della Grande Guerra, è ancora intenso il dibattito tra gli storici, e ciò sottolinea il valore di una stagione complessa e cruciale che plasmò le istituzioni liberali dell’Italia unita, accompagnò lo sviluppo dell’industria e dell’economia, ampliò le basi democratiche della nazione, allargando il suffragio elettorale e consentendo così voce e rappresentanza al mondo del lavoro e al movimento cattolico che seppe superare il non expedit che lo aveva tenuto ai margini dello stato unitario.
Giolitti emerse sulla scena nazionale dopo il fallimento di politiche autoritarie e fortemente repressive, e guidò il Paese su una linea di modernizzazione e progresso civile, evitando il prevalere dei massimalismi, del nazionalismo estremo, delle chiusure oligarchiche cui spesso tendevano ambienti ristretti della società italiana.
Il Paese conobbe in quegli anni un significativo sviluppo in diversi ambiti e ad esso si accompagnò un indirizzo riformista, anche di carattere sociale, come testimoniano la legislazione sul lavoro, sui diritti delle donne, sulla tutela dei fanciulli.
Giolitti fu sempre molto diffidente rispetto alle retoriche della guerra.
Giunse a contrapporre la politica democratica a ogni politica imperialista. Anche su questo, oltre che sulla diffusa pratica di violenza delle sue milizie, si consumò la frattura con il fascismo nascente.
Giolitti, pur non partecipando all’Aventino, non rinunciò mai ai suoi ideali democratici, che riconoscevano la centralità del ruolo del parlamento.
La sua lunga esperienza di statista fa di Giolitti una personalità di primo piano nella storia unitaria italiana».