La bisbetica domata. Regia di Andrea Chiodi. Produzione Luganoinscena. Foto ยฉMasiar Pasquali

La bisbetica domata, o “addomesticata” come si tradurrebbe alla lettera, รจ una delle prime commedie di Shakespeare, la piรน contorta forse, la piรน discussa.
Una commedia che suo malgrado ci fa ridere perchรฉ piena di atrocitร  e di strani rapporti, dove l’amore non รจ amore ma interesse, dove la finzione รจ uno dei primi ingredienti giร  dopo due pagine di testo; insomma una sfida complessa che ci ha portato a scegliere il gioco elisabettiano del travestimento, perchรฉ in fondo i rapporti sono cosรฌ falsati, cosi
poco naturali che solo una stranezza quasi animalesca poteva rendere bene l’idea di cuori “selvatici”, appunto da addomesticare. Ma siamo certi che sia solo il cuore di Caterina, la bisbetica, a dover essere domato?

Note di regia
Dunque, che cos’รจ The Taming of the Shrew? ร‰ innanzitutto, credo, un esperimento sul potere manipolatorio della parola. Shakespeare comincia a mostrarci il fascino e la terribilitร  del linguaggio, il suo potere di cambiare la realtร . Il privilegio di affrontare una delle sue prime commedie mi ha dato modo di osservare il genio che si allena, che verifica
e prova a giocare i primi “match” della sua arte, che ne verifica i confini.
Quale parola preferiamo? Quella vitale ma indomabile e fuori dalla societร  dell’indiavolata Caterina o quella trasformata, terribile ma potente della sua sottomissione? A questa domanda la risposta pare essere facile. Eppure, bisogna guardare Petruccio e le sue strategie, guardare Tranio e le sue manovre e sentirsi presi e affascinati da essi; allora sarร 
piรน difficile decidere, sia che siamo donna o uomo, giovane o vecchio. La lingua รจ magica. La sua ambiguitร  lavora dentro di noi. Non si puรฒ far altro che star davanti al signor Shakespeare che affina i suoi strumenti, goderne e tremare con lui dei suoi azzardi.
Sono entrato dentro il testo, grazie alla traduzione di Angela Demattรจ, cercando di esplorare le relazioni tra tutti i personaggi, muovendomi dentro l’intreccio delle storie per cercare di far emergere in primis la trama e poi il pensiero dei personaggi e di Shakespeare. In sostanza, per mettere in scena questo autore, per capirne i pensieri, non si puรฒ che appoggiarsi alle parole del testo, farle diventare vita e azione in palcoscenico. E come sono queste parole? Le parole finali di Caterina sono terribili. L’ordine che propone insopportabile. Eppure, suscitano un fascino ambiguo. Star davanti alla societร  umana, che รจ vita e dilemma, che puรฒ precipitare nel caos, puรฒ essere molto problematico. Il genio
di Shakespeare ci fa sentire la tentazione di un ordine assoluto, definitivo. Il potere della parola coercitiva, anche se irragionevole. Petruccio, sempre con la parola, ci rende partecipi della sua soddisfazione. Ecco che Caterina cede, si sottomette. Impara a non compromettere piรน la parola con la vita, con le emozioni e i sentimenti. Impara ad usarla come arma, strumento di potere e coercizione. E cosรฌ riporta l’ordine dentro una societร  che ha perso forza perchรฉ ha perso la sacralitร  della parola.
Una donna, Caterina, che per avere un posto nella societร  si fa uomo, parla come un uomo di potere, con dolore si sottomette per diventare la regina della casa. รˆ un’astuzia terribile e amara, piena di una finta rivalsa, la cui eco arriva fino ad oggi.
Andrea Chiodi

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