IlΒ Comune di Ravenna–Assessorato alla CulturaΒ e ilΒ MAR Museo d’Arte della cittΓ  di Ravenna, presentano dalΒ 14 aprile al 30 giugno 2019Β la mostraΒ Oliviero Toscani. PiΓΉ di 50 anni di magnifici fallimentiΒ a cura diΒ Nicolas BallarioΒ e con l’organizzazione diΒ Arthemisia.
Β 
Per la prima volta in un museo italiano una mostra che ripercorre la carriera del grande fotografo: oltre 100 fotografie che mettono in scena la potenza creativa e la carriera di Oliviero Toscani attraverso le sue immagini piΓΉ note.
Toscani mediante la fotografia ha fatto discutere il mondo su temi come il razzismo, la pena di morte, l’AIDS e la guerra. Tra i lavori in mostra il famosoΒ Bacio tra prete e suora del 1991, iΒ Tre Cuori White/Black/Yellow del 1996,Β No-Anorexia del 2007Β e decine di altri.
Saranno esposti anche i lavori realizzati per il mondo della moda, cheΒ Oliviero ToscaniΒ ha contribuito a cambiare radicalmente: dalle celebri fotografie diΒ Donna JordanΒ fino a quelle diΒ Monica Bellucci, oltre ai ritratti diΒ Mick Jagger,Β Lou Reed,Β Carmelo Bene,Β Federico FelliniΒ e i piΓΉ grandi protagonisti della cultura dagli anni ’70 in poi.
La mostra vede come media partnerΒ Sky ArteΒ eΒ Rolling Stone.
Β 
LA MOSTRA
PiΓΉ di 50 anni di magnifici fallimentiΒ Γ¨ il titolo dell’esposizione al MAR che mette in mostra qualche decennio del lavoro del fotografo. Per chi conosce la storia di Toscani, sa che il fallimento rappresenta per l’artista una prospettiva, per non fermarsi mai e sfidare ogni limite.
L’esposizione – che complessivamente presenta quasiΒ 150 fotografieΒ – gravita attorno a un corpo centrale di immagini costituito da 100 fotografie di piccolo formato che ripercorrono la carriera di Toscani. Completano e integrano il percorso espositivo due corpi di lavoro che si sviluppano lateralmente: il β€œProgetto Razza Umana” e il β€œFocus newyorchese”.
Β 
CORPO CENTRALE
Il corpo centrale della mostra intende offrire una sintesi dei tanti ambiti della creativitΓ  toccati da Oliviero Toscani nella sua vita. Toscani nasce a Milano nel 1942 ed Γ¨ figlio d’arte: suo padre, Fedele, Γ¨ stato infatti il primo fotoreporter del Corriere della Sera. Sono proprio il padre, la sorella e il cognato Aldo Ballo (il piΓΉ affermato fotografo del design milanese) a spingerlo a studiare in una grande scuola assecondando il desiderio di diventare un grande fotografo. La scuola migliore in quel momento si trova a Zurigo, la Kunstgewerbeschule, con Johannes Itten come preside – il maestro del colore della Bauhaus – e con alcuni dei piΓΉ importanti grafici e fotografi del mondo come insegnanti. Qui impara la teoria del colore, la tecnica e la composizione.
Di questo periodo sono gli emozionanti scatti che un Toscani, appena ventunenne, realizza a Don Lorenzo Milani, nella sua scuola di Barbiana.
Si diploma nel maggio del 1965 e finalmente puΓ² cominciare quella che si sarebbe rivelata una carriera brillante. Sono gli anni della frattura con il vecchio mondo, gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones, della minigonna inventata da Mary Quant, sono gli anni delle contestazioni studentesche. Toscani immortala quei momenti con la sua macchina fotografica e non si lascia sfuggire gli eventi salienti che contraddistinguono la sua generazione.
È in prima linea al concerto del Velodromo Vigorelli di Milano per fotografare i Beatles in occasione della loro unica tournΓ©e italiana. Baffi alla Gengis Khan, stivaletti della beat generation e ovviamente capelli lunghi, Toscani ci mette poco ad affermarsi e a diventare uno dei fotografi piΓΉ richiesti dalle riviste di tutto il mondo. Agli inizi degli anni ’70 decide di trasferirsi a New York.
Il suo primo grande scandalo Γ¨ del 1973: fotografa in primissimo piano il fondoschiena di Donna Jordan con su i jeans della marca Jesus e ci piazza sopra lo slogan β€œChi mi ama, mi segua”. Il manifesto fa il giro del mondo e le polemiche infuriano come mai prima era successo intorno a una pubblicitΓ . È Pier Paolo Pasolini sulla prima pagina del Corriere ad ammonire tutti quei facili moralismi, parlando di come quell’immagine ponesse un fatto nuovo, una eccezione nel canone fisso dello slogan, rivelandone una possibilitΓ  espressiva imprevista. Il nome di Oliviero
Toscani, e non solo le fotografie, Γ¨ ormai noto in tutto il mondo.
Gli anni β€˜70 sono quelli che lo vedono come forza creativa dietro i piΓΉ grandi giornali e marchi di tutto il mondo: Vogue, Harpe’s Bazaar, GQ, Elle. E poi Missoni, Valentino, Armani, Esprit, Prenatal, Chanel e soprattutto Elio Fiorucci, il vero innovatore della moda a livello mondiale, con
il quale Toscani stringe una forte collaborazione, oltre che un’amicizia indissolubile.
Nel 1982 avviene invece l’incontro che cambia il mondo della comunicazione: Toscani inizia a realizzare le campagne per Benetton, dando vita a una serie ormai radicata nell’immaginario di tutti. Viene inventato il marchio β€œUnited Colors Of Benetton”, quel rettangolino verde che sarΓ 
posto sulle fotografie che scuoteranno le coscienze del mondo. Toscani ribalta il senso delle fotografie di moda e con le campagne Benetton parla di razzismo, fame nel mondo, AIDS, religione, guerra, violenza, sesso, pena di morte.
In quegli anni attira su di sΓ© pesantissime accuse, quelle di sfruttare i problemi del mondo per fare pubblicitΓ  ai maglioni. È l’esatto contrario: Toscani usa il mezzo pubblicitario per parlare dei problemi del mondo.
Anche dopo Benetton i suoi β€œscandali via advertising” arrivano puntuali: dΓ  uno slancio alla discussione sulla regolamentazione delle unioni gay, creando una grande campagna che mostra una coppia di omossessuali in atteggiamenti affettuosi su un divano o spingere un passeggino.

Nel 2007 invece scuote violentemente il fashion system, facendo trovare pronta proprio per la settimana della moda di Milano una campagna con la fotografia di una ragazza anoressica completamente nuda, a mostrare i segni distruttivi della malattia che le case di abbigliamento invece sfruttano.
Nel 2018 torna a dirigere FABRICA, il centro di ricerca sulla comunicazione fondato insieme a Luciano Benetton quasi 30 anni prima. In mostra c’è anche il primissimo piano di un uomo di etnia africana con due occhi di colore diverso tra loro, fotografia con la quale Toscani lanciΓ² il
centro di ricerca: David Bowie fu cosΓ¬ colpito da quell’immagine da decidere di scrivere la canzone Black Tie, White